Roma, 2 dic – Quelle che furoreggiano nelle città italiane, sono sardine rosse. Quella che gli sta attaccata alla coda, è una sinistra alla deriva bisognosa di qualcuno che faccia il lavoro per lei. Un programma non esiste, una coesa comunione d’intenti neanche, una strategia per affrontare la destra montante che vada oltre le etichette idiote sul fascismo e simili tantomeno, e dunque rimane come unica possibilità per non soccombere quella di farsi trainare da altri su per la salita della lotta politica.

I pescetti avevano giurato e spergiurato di non appartenere a nessun colore, a nessuna sigla, fin quando sono stati smascherati da navigati osservatori, come Francesca Totolo, che non si bevono la panzana dell’ideologia neutra, della generazione Z, della fluidità delle idee di questi Peter Pan che, mentre insegnano al mondo intero a giocare a frisbee e a parlare con gli alberi, vagabondeggiano per il mondo fin quando non intravedono l’occasione per farsi un giro di giostra.

Da Hollywood a Capalbio

L’indignazione morale, la pretesa saccente di piegare il mondo al proprio volere, quel loro trinaciturismo con cui vorrebbero infettare l’umanità intera, ma soprattutto l’incapacità di osservare con obiettività i meriti dell’avversario che stravince e i sentimenti di una nazione che non è di sinistra, sempre che lo sia mai stata, tutto questo li avvicina alla sinistra mondana che da Hollywood a Capalbio dirige l’orchestra. Dunque, i punti in comune ci sono, la sfrontatezza, la sfacciataggine per vendersi come vergini anche, quindi che l’accoppiamento abbia inizio. È tutto un balbettio inconsistente per arrivare a dire che le sardine sono la sinistra, e quella loro vitalità, quel loro giovanilismo cialtrone, quel fare da calamita a personaggi come Saviano è la prova che c’è vita dopo la morte anche per il Pd.

Senza idee 

Sono buffi, in tivù, per quanto risultino ridicoli. Somigliano al tipo che, dopo aver scambiato due chiacchiere con una bella donna, il giorno dopo racconta agli amici di essersela portata a letto. Ma voi non capiteeeee, è una rivoluzione che vien dal basso, una nuova umanità unita contro l’odio della destra e il suo linguaggio e la mancanza d’empatia verso gli alberi e i cerbiatti. Noi e le sardine siamo dalla parte di Bambi. Ecco che la ricerca di punti in comune si fa frenetica, dalla foresta dell’Amazzonia al migrante fratello nostro e al silenzio rimbombante sugli attentati islamici che hanno insanguinato l’Europa giorni or sono: questo maramaldeggiare, la serpentina per deviare dalle questioni esistenziali, le supercazzole sull’amore universale sono il comune collante.

Si tratta, nel caso dei pesciolini e della sinistra, di personaggi che da ormai molti anni non partoriscono più un’idea che sia una, e che si divertono da matti ad elaborare sistemi e metodi per impedire a chi ne ha di esporsi, vincere e governare. Il governo giallorosso è nato per questo motivo: non far governare la destra; le sardine ci rompono le palle da due settimane col medesimo fine: delegittimare chi si trova dall’altra parte della barricata.

Grancassa plaudente

Fateci caso: con cadenza mensile emerge un eroe che viene innalzato come un trofeo dai liberal italiani. Pure quel bambino che con tenerezza prese le difese della famiglia rom cui era stato assegnato un alloggio popolare a Roma; pure quella signorina chiamata Carola Rackete che si è divertita a prendere per il culo il nostro ministro dell’Interno, la legge italiana e le forze dell’ordine che ha pure speronato col suo carico di clandestini.

In questo caso, il giro di giostra è stato più lungo del solito ed è stata messa a disposizione anche la televisione pubblica col solito Fazio che l’ha accolta in studio applaudendo in piedi. Ed ecco che, per magia, l’eroe senza nome e senza guadagno finisce in quel pezzo di nomenklatura che va da Prodi alla Cirinnà, con nel mezzo i pastori di pecore smarrite come il già citato Saviano. Tirano il frisbee, si occupano di diritti sociali, pedalano per il globo, scartavetrano i maroni col surriscaldamento globale e parlucchiano inglese, e non fanno altro se non odiare e frignare.

Lorenzo Zuppini

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