Vietata la preghiera degli Alpini: urta immigrati e pacifisti

alp


Vittorio Veneto, 17 ago – Dopo le dichiarazioni sull’immigrazione, l’invito al l’accoglienza e le forti polemiche con Salvini che hanno incendiato i dibattiti politici nei giorni scorsi, il Vaticano torna a far discutere per l’ennesima presa di posizione in contrasto con i valori nazionali.

Stavolta c’è di mezzo il corpo degli Alpini e la loro preghiera, ritenuta non in linea con i tempi moderni.

La cerimonia religiosa che da anni si ripete sul passo San Boldo, in occasione della Festa dell’Assunta organizzata dal Gruppo Ana (Associazione Nazionale Alpini) di Tovena, è stata infatti rovinata da un nuovo episodio che ha visto protagonisti gli alpini della sezione di Vittorio Veneto e alcuni sacerdoti della Diocesi.

È successo sabato, al termine della messa celebrata da un giovane sacerdote dell’Abbazia di Follina nella chiesetta alpina sul San Boldo, costruita, ironia della sorte, interamente dal gruppo alpini di Tovena.

I cittadini e gli alpini presenti alla funzione non hanno potuto far altro che rimanere sbigottiti dal fatto che dopo decenni nessuno ha letto la toccante Preghiera dell’Alpino che precede la benedizione. Prima della cerimonia, infatti, il prete ha preteso categoricamente la lettura rivisitata e “politicamente corretta” della preghiera, per non infastidire gli immigrati e le politiche pacifiste ed ecumeniche della Chiesa.

Gli alpini, indignati, hanno giustamente rifiutato il blasfemo invito del prelato e, a messa terminata, il capogruppo dell’Ana ha chiesto ai presenti di continuare il raccoglimento fuori dalla chiesa, per la lettura della Preghiera originale, alla presenza del Vessillo sezionale, dei gagliardetti, e delle autorità presenti.

Una volta ordinato il “rompete le righe” è scattata l’inevitabile protesta delle penne nere: “Senza spirito di polemica – ha spiegato Angelo Biz, capogruppo della sezione alpini – ci si chiede perché nella nostra Diocesi il rapporto con gli alpini sia spesso diventato così problematico per questo motivo”.

“Solo la malafede o un certo pacifismo ideologico – ha continuato – possono portare a pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza”.

Il passaggio della preghiera dell’alpino che a parere dell’istituzione cattolica dovrebbe essere cambiato, è questo: “Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“.

Certamente delle parole forti, ma che hanno avuto il pregio e l’onere di scaldare i cuori e le speranze delle penne nere nei periodi più duri, celebrando tal volta l’ultimo saluto a chi “è andato avanti”, a chi non c’è più.

alpini PN

La storia della preghiera dell’alpino

Nel 1947 venne ritrovata nell’archivio della famiglia del colonnello Gennaro Sora, deceduto nel 1949 dopo un’avventurosa vita spesa al servizio della Patria sull’Adamello, alle isole Svalbard (impresa Nobile), in Africa Orientale, in prigionia in Kenia, una lettera alla madre datata luglio 1935.

In essa compare una sua preghiera elaborata per gli Alpini dell’Edolo, battaglione da lui comandato, nella quale numerose sono le frasi poi diventate patrimonio di tutti gli alpini in armi e in congedo. Nel 1943 tale preghiera, quasi nella forma attuale, circolava tra gli Alpini del battaglione Val d’Adige, per l’interessamento del cappellano, padre Enrico Bianchini.

Il testo, datato 1° settembre 1943, è conservato presso il Centro Studi ANA (segnalazione in data 4 luglio 2006 del col. alpino ris. Gioacchino Gambetta della sezione di Tirano). L’11 ottobre del 1949 don Pietro Solero, grande figura di sacerdote, di Alpino e di alpinista, cappellano del 4° Alpini, in un incontro con l’ordinario militare, mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, propone di “Ritoccare e di rimodernare la preghiera e di concedere la facoltà di recitarla dopo la S. Messa in luogo della Preghiera del Soldato”.

Il 21 ottobre 1949 il mons. Ferrero approva e il vicario generale, mons. Giuseppe Trossi comunica il nuovo testo della preghiera a tutti i comandanti Alpini. Essa è quella nota a tutti noi e tuttora recitata dagli Alpini in congedo iscritti all’ANA. Nel 1972 il mons. Pietro Parisio, cappellano capo del 4° Corpo d’Armata alpino, chiede e ottiene dall’ordinario militare, mons. Mario Schierano, di sostituire alcune frasi ritenute non più consone al momento che l’Italia sta vivendo.

Perciò il “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana…” diventa “Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera”. Il 15 dicembre 1985 il testo così modificato è definitivamente approvato per cui la nuova Preghiera dell’Alpino diventa ufficiale. A metà anni ’90 il presidente Caprioli chiede e ottiene dal CDN che la preghiera sia recitata, nella forma originale del 1949 quando le cerimonie sono celebrate in presenza di soli iscritti all’ANA e nel testo modificato nel 1985 in presenza di reparti alpini alle armi che non possono evidentemente contravvenire a ordini.

Andrea Bonazza

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4 Risponde a Vietata la preghiera degli Alpini: urta immigrati e pacifisti

  1. Anonimo 17 agosto 2015 a 20:11

    Dico solo due cose, come cattolico e come ufficiale alpino. 1° la preghiera ha il nulla osta delle autorità religiose, quello che si dice “imprimatur”: nessuna autorità ecclesiastica può revocare tale ratifica. 2° Un prelato, per elevata che sia la sua condizione, non è il padrone della liturgia e deve rispettare la sensibilità e l’onore dei battezzati che sono, come lui, “sacerdoti ordinari”. Ora a fronte di queste due considerazioni era il prete a dover uscire dalla chiesa e non i nostri alpini. Questo prete usurpa una autorità che non gli compete, a fronte di battezzati che hanno dei precisi diritti. Pertanto se da una parte sono ammirato dalla pazienza della nostra gente, dall’altro sono indignato e offeso per la insolenza arrogante di questo sacerdote scorretto e subdolo.

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  2. fabrizio 18 agosto 2015 a 0:57

    cosa si puo pretendere da persone (sacerdoti , preti , vescovi , ecc.)
    che per secoli hanno scprazzato a destra e a manca uccidendo milioni di persone con la scusa delle crociate per diffondere il cattolicesimo e nel frattempo ne hanno ripulito le richezze. di gente che compera i giornlisti per non divulgare casi di pedofilia , o i sospracitati che frenquentano bordelli di lusso con i soldi raccolti nell’elemosina …… senza contare che ogni italiano paga una pesante percentuale nelle tasse , che ci mette nei paesi piu’ salassati del mondo e vicini a fare la fine della grecia , per dare a loro uno stipendio mensile di oltre 3000 euro e di conseguenza anche la pensione garantita….. oops dimenticavo tutte le bollette delle chiese , case dei preti ecc sono a carico delle casse comunali loro non pagano…… e ci vogliono imporre come vivere .
    che ci facciano un piacere a noi : ANDATE VIA DALL’ITALIA COSI’ RISOLVIAMO DUE PROBLEMI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E CI LIBERIAMO DI PARASSITI CHE NOI MANTENIAMO

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  3. enrico 18 agosto 2015 a 11:14

    Se i preti non vogliono che si difenda la civiltà cristiana diamoli in pasto ai musulmani … l’importante è che le nostre armi siano forti a difesa della Patria e della Bandiera, due cose da sempre invise alla Chiesa 🙂

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  4. stefano 8 novembre 2015 a 20:08

    del perchè il cappello non possa entrare in chiesa proprio non mi capacito , ma che sia vietata la preghiera si , lo capisco e sapete cosa ? Lo condivido ! Da ex alpino a cui sotto naja l’hanno fatta imparare dico che è giusto e vi sta bene , a voi che l’avete cambiata ! Il passaggio incriminato è ” rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana ” , questa passaggio non c’è nella versione della preghiera dell’alpino scritta sul retro della mia stecca che conservo ancora ! L’avranno cambiata i soliti stronzi leghisti , ma questo passaggio nella preghiera non c’è , ce l’hanno aggiunto dopo !!!!!!!! PIOPPA !

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