Roma, 14 nov – Recenti scavi hanno portato alla luce, nella necropoli di Vulci, la tomba inviolata di un guerriero etrusco del settimo secolo a.C. Come riportato dai principali quotidiani, si tratta di una decina di pezzi di vasellame in ceramica, che vanno a implementare la ricerca a quanto invece da poco rinvenuto in una sepoltura adiacente, appartenente a un guerriero, il cui corredo è composto da dodici vasi di impasto decorato e una fibula a drago in bronzo, oltre a una punta di lancia in ferro.

Recentemente, nella stessa necropoli, era stata recuperata l’interessante Tomba dello Scarabeo Dorato, cosiddetta per via di uno splendido scarabeo di produzione egizia . Questo simbolo solare, noto soprattutto grazie all’antico Egitto, era molto diffuso anche tra gli etruschi, a giudicare dai ritrovamenti nelle necropoli. Fondamentale, ma poco nota, la fase della nascita di questi insetti. Le uova infatti vengono deposte sottoterra e avvolte nello sterco, per mantenerle al caldo. Il piccolo, appena nato, si ritrova dunque in una condizione poco invidiabile: al buio e immerso nel letame. Nonostante ciò, per un suo istinto naturale e grazie anche alle antenne molto ricettive, inizia a scavare per ricavarsi un sentiero che lo condurrà alla luce del sole. Gli antichi sapienti intravidero in ciò un simbolo, paragonabile al ciclo dell’esistenza umana, in cui però spesso ci si accontenta di vivere nella condizione in cui ci si trova, anziché di intraprendere un percorso evolutivo.

Tra i ritrovamenti anche un gioiello in ambra, incastonato in argento con foglia d’oro. Interessante dunque il probabile collegamento con i paesi Baltici, dove si produceva l’ambra, emessa dalle conifere sotto forma di resina, che con il tempo si fossilizza e in alcuni casi si solidifica con dei resti di insetti morti. All’ambra si attribuivano poteri mistici, grazie agli elementi naturali di cui è composta: l’acqua, la terra e l’aria. Per gli antichi era una pietra preziosa e magica, con la sua luce calda simile a quella del sole; pietra da cui ricavare preziosi gioielli e amuleti in grado addirittura di guarire numerose malattie. L’ambra fa anche parte dei sette tesori del Buddhismo, ovvero  un insieme di sette valori spirituali dell’individuo e, contemporaneamente, un elenco di sette gioielli che li rappresentano. Viene generalmente associato al terzo chakra, ovvero uno dei punti energetici principali riconosciuti all’interno dell’uomo.

Queste scoperte, soprattutto se associate ai numerosi elementi simbolici ai quali si accompagnano, possono essere interpretate come una metafora della riscoperta di potenzialità e funzioni, ormai assopite nell’uomo comune. Come se si operasse, parallelamente agli scavi, una sorta di archeologia spirituale, volta a riportare alla luce i tesori dell’uomo. Queste antiche civiltà sembrano allora rivivere nelle gesta dei moderni guerrieri etruschi, che non si arrendono ad una vita lobotomizzata, ma scelgono di lottare per difendere fino all’ultimo centimetro del proprio territorio, consapevoli che ad ogni scontro sul piano umano, seppur minore, si associa uno scontro sul piano metafisico e un corrispondente avanzamento del principio solare o tenebroso, a seconda del vincitore.

La lotta da operarsi nel corso della vita, corrisponde ad un cammino interiore che ognuno, secondo le proprie possibilità e attitudini, può compiere. Rassegnazione, inerzia, tristezza e ignavia sono tutte qualità che mal si adattano ad una civiltà che deve scontrarsi con i popoli vicini, consapevole che allo sconfitto spettano solo oblio e schiavitù. Al contrario, disciplina, gioia, forza e coraggio appartengono a chi, consapevole della propria missione, vede già i primi segnali di Vittoria apparire all’orizzonte.

Marzio Boni

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