federalismo titolo V
Riforma Titolo V: tornano allo Stato le competenze strategiche

Roma, 9 ott – Quasi quindici anni fa, la sinistra tentò il tutto per tutto per evitare la vittoria di Berlusconi alle elezioni. La carta giocata fu quella del federalismo, tattica per cercare di togliere un po’ di terreno alla Lega Nord, allora alleata di Forza Italia. Quel che ne uscì fu una riforma a metà, un’incompiuta che ha prodotto più danni che altro. Non riuscendo, per il resto, a togliere al centrodestra la vittoria.

Federalismo all’amatriciana

La riforma in senso federalista agiva sul titolo V della Costituzione, ripartendo in ordine sparso le attribuzioni fra Stato ed enti locali. Nel federalismo entrava così di tutto, secondo la logica della competenza concorrente che assegnava alle Regioni potevi sino ad allora non esercitati. Gli effetti sono stati a metà fra il comico e il drammatico: il principale fu quello di far lievitare a dismisura le cause per conflitti di attribuzione. Pochi risultati per i cittadini, molto lavoro per i giudici della Consulta.

Federalismo e Titolo V: si cambia

Ora, con la riforma costituzionale in discussione al Senato, si cerca di far ordine. Ieri è stato approvato l’articolo 26, che modifica l’articolo 117 della Costituzione e lo fa cambiando radicalmente l’impostazione del federalismo originario. Passano (o meglio: tornano) allo Stato tutta una serie di competenze, fra cui le più importanti sono “infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale”, e ancora “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia“, oltre ad altri elementi residuali come il coordinamento della protezione civile, il commercio con l’estero, la legislazione elettorale.

Si supera così un decennio e mezzo di competenza concorrente i cui risultati, come detto, non sono stati all’altezza delle aspettative. Anzi, in molti casi hanno perfino rischiato (e rischiano) di compromettere leve di sviluppo. Ultimo esempio in ordine di tempo è l’arteria viaria Tirreno-Brennero, infrastruttura che dovrebbe collegare l’autostrada A15 Parma – La Spezia con la A22 del Brennero. Le regioni coinvolte sono Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Se da Milano e Venezia sono già arrivati i via libera, da Bologna invece ancora si attende. Anzi, la proposta sembra al momento destinata a finire in cavalleria dato che l’ultimo lotto del tratto parmigiano non rientra fra le opere strategiche individuate dalla regione. I cantieri sono già cominciati ma, se le cose non dovessero cambiare, mancherebbe l’ultima bretella di circa 5 km per collegare i due tratti. Resterebbe una cosa fatta a metà. Proprio come il federalismo della competenza concorrenze.

Filippo Burla

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Commenti

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1 commento

  1. Bene! Articolo critico e costruttivo e mi permetto di aggiungere che sarebbe opportuno rinazionalizzare acqua potabile, autostrade , riscossione tributi in toto considerando il fatto che i Comuni lo fanno solo per far cassa e pagarsi gli emolumenti o assumere indiscriminatamente senza rispettare parametri numerici di altri Paesi piu’ accorti,eliminare le partecipate e le onlus in deficit strutturale e continuato oltre i tre anni con giochetti contabili ,la sanita’ (uniformando il costo dei materiali), ripristinare seriamente una banca nazionale con tassi a debito popolari e crediti garantiti a famiglie e attivita’ non sussidiate e /o agevolate ,come le “p.i. straniere esentasse per 5 e piu’ anni” ecc.ecc. alla fine sullo stile collaudato dei Paesi Anglosassoni o meglio Nord Europei! Magari copiando anche dagli ottimi esempi Svizzeri………………..
    Saluti.

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