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Matteo Renzi con la direttrice del Fmi, Christine Lagarde

Roma, 1 ago – I nuovi dati Istat sull’occupazione, resi noti ieri, aggiornati allo scorso mese di Giugno e già presentati su queste colonne, fanno giustizia delle spacconate di Renzi e Padoan e, purtroppo, danno pienamente ragione al Fondo monetario internazionale (Fmi).

L’organizzazione diretta da Christine Lagarde, infatti, il 27 luglio scorso dichiarava che “senza una significativa accelerazione della crescita, ci vorranno 10 anni alla Spagna e quasi 20 anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi”, sottolineando che la disoccupazione nell’area euro è “alta” e “probabilmente lo resterà per del tempo”.

Si ricordi che nel 2007, ultimo anno pre-crisi, il tasso di disoccupazione sul totale della forza lavoro era calato fino al 5,8% mentre si attestava sul 18,5% per quanto riguarda i giovani tra i 15 e i 24 anni, valori che oggi sono aumentati vertiginosamente al 12,7% (+ 220%) e al 44,2% (+ 240%), rispettivamente: un’emorragia degna di un periodo bellico prolungato.

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Andamento del tasso di disoccupazione mensile, totale e giovanile, dal 2004

Al duro verdetto del Fmi rispondeva a stretto giro il Ministero dell’economia guidato da Pier Carlo Padoan, secondo il quale “la stima del Fmi è basata su una metodologia che non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte” e di quelle che il governo sta implementando e che “i dati sull’andamento del mercato del lavoro degli ultimi mesi sembrano confermare l’impatto dell’azione congiunta delle riforme e della leva fiscale, con risultati migliori del aspettative”.

Se le tendenze della disoccupazione inesorabilmente piegate verso l’alto rappresentano questi “risultati migliori delle aspettative” invocati dal serioso Ministro dell’economia, non osiamo chiederci quali fossero le aspettative.

A rincarare la dose ci ha pensato poi l’agenzia Bloomberg che, una volta appresi gli ultimi dati Istat, in una nota dichiarava: “Il tasso di disoccupazione italiano è salito inaspettatamente in giugno al 12,7% dal 12,5% di maggio, contro le previsioni degli analisti di una discesa al 12,3%. [Evidentemente] il mondo produttivo continua a espellere lavoratori a fronte delle preoccupazioni che l’uscita del Paese dalla recessione possa essere non sostenibile. La disoccupazione giovanile è schizzata di un altro 2% al record storico del 44,2%”.

Altro che i gufi di Renzi o le previsioni cronicamente sbagliate di Padoan: la dura realtà è che in assenza di qualsiasi politica industriale, con un terzo della Nazione – la sua parte più meridionale – completamente dimenticata e in caduta libera, e con il più grande debito pubblico d’Europa, nemmeno le gigantesche e rischiosissime iniezioni di liquidità della Banca centrale europea hanno avuto alcun effetto sull’economia reale.

I numeri dell’Istat dicono raccontano però ancora di più rispetto ai soli tassi di disoccupazione.

Abbiamo calcolato le medie su due periodi annuali consecutivi – da luglio 2013 a giugno 2014 e da luglio 2014 a giugno 2015, considerando tre categorie di persone.

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Dentro i dati: forza lavoro, occupati e persone in cerca di occupazione a confronto negli ultimi due anni

Gli “occupati”, di età superiore a 15 anni e inclusivi di coloro che hanno lavorato una sola ora alla settimana, le persone di età compresa tra 15 e 74 anni “in cerca di occupazione”, che hanno attivamente cercato un lavoro ma rimangono disoccupati, e la “forza lavoro” che somma i due gruppi precedenti.

Ebbene, la forza lavoro è mediamente cresciuta di circa 161 mila unità tra i due periodi annuali consecutivi, esclusivamente a causa dell’immigrazione, ma a fronte di questo dato gli occupati sono aumentati in media soltanto di 106 mila unità, mentre all’esercito di persone in cerca di occupazione si sono aggiunti circa altri 55 mila individui, pari a ben il 34% dell’incremento della forza lavoro. Un dato, quest’ultimo, in aumento – cioè in peggioramentodel 4% rispetto allo scorso mese.

Di più, è proprio questo il dato che tendenzialmente dovrebbe letteralmente sconvolgere: ogni 100 persone che entrano a far parte della potenziale forza lavoro, 34 non trovano occupazione, situazione che peggiora un mese dopo l’altro.

Più che per economisti, appare un arduo compito sociologico e forse perfino antropologico comprendere come i giovani Italiani possano accettare, al di là delle specifiche condizioni economiche familiari, un probabile destino di marginalizzazione ed esclusione dal lavoro e dalle esperienze dell’età adulta.

Francesco Meneguzzo

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1 commento

  1. Io penso che ormai statistiche e numeri fanno soltanto parte di un giochino perverso dei sicari dell’economia….servono fatti! non si possono avallare decreti legislativi in un parlamento inesistente non voluto dal popolo diviso dai multi gruppi parlamentaristici che hanno spaccato l’Italia da quel famoso 25 aprile. Ci vuole un unica soluzione……….la più audace la piu originale la piu mediterranea e europea delle idee!

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