Bruxelles, 8 giu – Non trovi lavoro? Fatti tuoi. Se però sei un immigrato, l’Ue si farà in quattro per trovarti un impiego, senza tanti problemi burocratici. Ce lo dice la commissaria Marianne Thyssen, che, in un’intervista alla Stampa, mostra perfettamente il vero volto delle istituzioni di Bruxelles. Il discorso parte da un falso storico riportato nella domanda del quotidiano torinese: “lavoro e inclusione possono aiutarci a battere la jihad in Europa? I killer occasionali di solito sono nati in Europa. Forse se non si fossero sentiti esclusi non sarebbero arrivati a scelte così tragiche”.

Idiozie: i killer di Londra si sono conosciuti perché lavoravano nello stesso ristorante, non hanno fatto amicizia sotto ai ponti. Avevano un impiego dignitoso. Salah Abdeslam gestiva un locale, era perfettamente integrato. Non ci sono storie di vera miseria e disperazione, nella biografia dei soldati del Califfato. Ad ogni modo, la Thyssen non la pensa così, e anzi replica: “Non c’è dubbio che sia così. Bisogna riformare il sistema di istruzione per preparare le nuove generazioni alle competenze del futuro”.

E se gli immigrati non trovassero lavoro lo stesso, allora bisogna agire con la forza: “Ogni paese europeo che accoglie un profugo ha il dovere di dargli l’accesso al mercato del lavoro entro nove mesi, cancellando qualunque ostacolo burocratico. Abbiamo proposto di scendere a sei mesi, qualche Paese fa già meglio di sua iniziativa”. Un impegno che stona con l’assenza di qualsivoglia politica in favore del lavoro degli autoctoni. E poi cosa vuol dire “cancellare qualunque ostacolo burocratico”? Che bisogna passare sopra alle leggi? Se la burocrazia è troppa, la si elimini, ma per tutti, non solo per gli immigrati.

Notare, inoltre, che la conversazione è iniziata parlando delle seconde generazioni, mentre ora si parla di “profughi”, cioè di gente appena arrivata, che spesso non sa la lingua, non conosce la cultura, non ha specializzazione alcuna. In Germania ci hanno già provato a riempirsi di immigrati sperando che fossero i nuovi operai a sostenere la crescita tedesca. Solo dopo ci si è accorti che la gran parte degli immigrati accolti non parlano il tedesco, hanno scarse qualifiche e spesso sono molto giovani.

Le confederazioni dei datori di lavoro hanno proposto di mandarli di nuovo a scuola, il che significa nuove spese a carico dello Stato. Fatto sta che, mesi fa, Continental ha avviato un programma di stage per 50 lavoratori migranti, ma dopo un anno solo il 30% dei posti è stato assegnato. Deutsche Post ha offerto 1.000 posti per uno stage indirizzato in modo specifico ai rifugiati, ma ha ricevuto solo 235 richieste di partecipazione. Se ne contano a centinaia di casi simili. Ma l’Europa, a quanto pare, continua a fare gli stessi sbagli.

Giorgio Nigra

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  1. dal Corriere del Veneto:

    I sei ragazzi hanno cominciato con un tirocinio professionalizzante e ora hanno un contratto a termine, «a condizione che non ci fossero italiani interessati a quel posto»: due nella ristorazione, tre nell’agricoltura e uno in tipografia.. C’è solo uno scoglio da superare, quello della commissione territoriale che deciderà il futuro dei ragazzi: solo uno ha ottenuto il riconoscimento della protezione umanitaria; quattro sono in attesa dell’appello, uno non è stato ancora convocato. «Li salviamo, li accogliamo, li inseriamo e dopo due anni li rispediamo in Africa? Non ha senso”

    da ricordare come dichiarato dallo stesso Professore accogliente che la cifra che entra al mese a casa sua da due anni (!) per questi sei Africani è di euro 5.200…sarebbero 124.000 euro incassati fino ad ora.

    alla fine,a quattro Africani -tanto per cambiare hanno detto loro di NO- e solo ad uno uno è stato concesso uno di quei finti permessini (non da profugo di guerra,ma di quelli succedanei)

    come vedete,il ragionamento accoglione quanto super-retribuito è questo: “ahhh dopo due anni che sono qua li rimandiamo indietro ahhh? ”

    e ci hanno anche fatto un film sopra:

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-giugno-2017/calo-due-anni-sei-profughi-casa-fate-come-noi-cosi-cambia-l-italia-2401644246095.shtml

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