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Struttura del sistema missilistico di difesa aerea S-300

Teheran, 14 apr – All’indomani della positiva conclusione della penultima fase delle trattative del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, cioè i paesi che hanno diritto di veto all’Onu, più la Germania) con l’Iran sul dossier nucleare, ottenute nonostante la furiosa reazione israeliana e saudita, e nel mezzo della crisi dello Yemen che vede quasi direttamente contrapposte le due grandi potenze regionali Arabia Saudita e proprio l’Iran, la Russia ha pensato bene di riattivare immediatamente la fornitura al paese persiano del sistema missilistico di difesa aerea e anti-missilistica denominato S-300, già siglata nel 2007 e bloccata unilateralmente da Mosca nel 2010 in seguito all’imposizione delle sanzioni commerciali.

Il sistema S-300 consiste di una serie di sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio realizzati in Unione Sovietica e Russia dal complesso industriale-militare di proprietà statale Npo Almaz, sviluppati per contrastare i velivoli ed i missili da crociera nemici. Versioni successive sono efficaci anche contro i missili balistici. Dal 1993, questi missili sono prodotti congiuntamente dall’Almaz con la sudcoreana Samsung.

Il sistema S-300 venne schierato per la prima volta nel 1979 in Unione Sovietica per la difesa dei grandi centri industriali ed amministrativi, di basi militari, oltre che per il controllo dello spazio aereo nazionale.

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Missili del sistema S-300

L’S-300 è considerato uno dei più potenti missili antiaerei oggi disponibili: i suoi radar sono in grado di inseguire circa 100 bersagli, potendone ingaggiarne simultaneamente da 12 a 36 secondo le versioni. Dotato di una gittata variabile tra 150-200 e 300 km, può distruggere perfino i missili balistici. L’unità di comando si trova ad una distanza di 30–40 km dagli altri elementi del sistema di combattimento ei sistemi sono completamente automatici. Il tempo di dispiegamento di questo tipo è di cinque minuti e i missili del S-300 non necessitano di interventi di manutenzione.

A confermare il carattere strategico di questa fornitura, che il governo israeliano ha immediatamente classificato come conseguenza diretta (negativa, dal suo punto di vista) degli accordi di Losanna sul nucleare iraniano, più che la teoria sono sufficienti le evidenze sul campo offerte dalla guerra civile ucraina che, cinicamente, può essere considerata una formidabile lezione sul campo sulla guerra moderna: allorché i separatisti del Donbass sono venuti in possesso di sistemi d’arma antiaerei appena decenti, sono improvvisamente cessate le operazioni militari delle forze governative sui cieli di Donetsk e Lugansk, ponendo le basi per quella guerra di logoramento che dall’inizio dello scorso agosto ha portato allo stallo del fronte e quindi agli accordi di Minsk dello scorso febbraio.

In altre parole, qualora una guerra non possa essere vinta dal cielo, gli esiti a terra sono sempre massimamente incerti e spesso dipendenti dalla volontà di combattere di chi mette gli stivali nel fango. La storia dell’Afghanistan, dell’Iraq e ella Siria – una volta portato il confronto sul terreno – non fanno che confermarlo, così come la rabbiosa reazione israeliana.

https://youtu.be/q9PGW80oYRY

A livello di grandi potenze dotate di arsenali nucleari significativi e relativi vettori a lungo raggio, la difesa aerea è ovviamente altrettanto strategica in quanto può consentire di resistere a un first strike inteso ad annullarne le capacità di reazione, ponendo le basi per la mutua distruzione.

In questo campo, probabilmente la Russia, da sempre proiettata più sulla difesa del suo sterminato territorio che sulle capacità offensive strategiche, non ha rivali. Infatti, oltre alla versione potenziata degli S-300 e denominata S-400, sistemi missilistici conosciuti in occidente con il nome in codice NATO di SA-21 Growler, entrati in servizio nel 2004, è stata appena sviluppata una generazione completamente nuova: il sistema S-500, progettato per intercettare e annientare una vastissima gamma di minacce aeree, dai missili balistici intercontinentali fino ai semplici aerei e droni di ricognizione e sabotaggio elettronico. Per questi ultimi sistemi, si parla di una gittata di 3500 km o superiore, un raggio di 185 km sopra la superficie terrestre e della capacità di intercettare fino a 10 bersagli balistici ipersonici, volanti cioè alla incredibile velocità di 18 mila km/ora, di cui nessun paese al mondo dispone ancora (forse eccetto la stessa Russia, ma le informazioni al riguardo sono piuttosto vaghe).

Francesco Meneguzzo

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