Roma, 13 nov – Che la presenza di CasaPound in studio a Rai Tre, a In mezzora in più di Lucia Annunziata, si sarebbe trasformata in un processo politico era scontato. L’inquisizione spagnola messa in piedi dalla conduttrice nei confronti di Simone Di Stefano però, ha sorpreso anche i più abituati al fango gratuito, per le modalità e i toni, così grotteschi e offensivi, che il solo risultato prodotto sembra essere quello di aver aumentato il numero di fans di CasaPound. L’astio della “giornalista” si manifesta già prima dell’arrivo in studio di Di Stefano: nella mezzora passata in compagnia di un soporifero Valter Veltroni, la Annunziata annuncia l’arrivo del leader di Cpi fingendo di non ricordarsi il nome e aggiungendo un elegantissimo “non me lo sono mai filato”.

Il benvenuto a Simone Di Stefano consiste nel farsi trovare “spalleggiata” da due giornalisti dell’Espresso, mostrare una foto di Anna Frank, citare un’inchiesta (sempre dell’Espresso) sulle denunce raccolte dagli esponenti di Cpi. La Annunziata con una frase (sempre di rara eleganza), spiega subito l’obiettivo della sua “intervista”: “avete messo in piedi una narrativa per gonzi, con un volto pubblico diverso da quello privato”, è l’accusa che rivolge immediatamente a Di Stefano. Il menù del giorno prosegue poi con le accuse di collusione con gli Spada e passa poi al “piatto forte”, ovvero l’inchiesta dell’Espresso sui 3-4 ristoranti, un bar e una marca di vestiti gestiti da esponenti di CasaPound.

Un finto scoop basato su qualche visura camerale, un paio di post di Facebook (di cui abbiamo già trattato), che dovrebbe smascherare “l’impero economico” della tartaruga frecciata. Di Stefano giustamente glissa sfottendo i giornalisti “sì certo, finanziamo le nostre campagne elettorali con i piatti di carbonara”, risposta che fa arrabbiare l’Annunziata. Al termine di una mezzora in cui di fatto a Simone Di Stefano è stato impedito di esprimersi, il leader di Cpi chiede se sia possibile parlare di politica. Qui la risposta della Annunziata è agghiacciante: “Guardi, io con voi non parlo di politica perché voi siete abilissimi nel non dire quello che pensate“. Una frase da campo di rieducazione comunista. Di Stefano ribatte: “Quindi il 9% di nostri elettori non hanno il diritto di esprimersi?”, l’Annunziata risponde secca “devo chiudere”.

A sinistra, ad eccezione degli estremisti che bollano l’Annunziata come nemica del popolo per il solo fatto di aver invitato CasaPound, la farsa è piaciuta. Su Next quotidiano viene lodata per aver “dimostrato che c’è un altro modo per intervistare Simone Di Stefano di Casapound oltre a quello di chiedergli se ha un sogno nel cassetto e se a casa stanno tutti bene”. Sempre su Next però, si rendono conto che il tribunale del popolo di Rai Tre, che a loro tanto è piaciuto, rischia di sortire l’effetto contrario. Basta gettare uno sguardo sui social, dove sono centinaia, se non migliaia, le reazioni negative all’atteggiamento dell’Annunziata, mentre il plauso a Simone Di Stefano per l’educazione e la calma mantenuta è unanime. Quindi la domanda da porsi non è “quale è stata la reazione dei fans di CasaPound all’intervista dell’Annunziata”, ma quanti consensi in più, operazioni così sfacciatamente meschine, possono portare alla tartaruga frecciata.

Davide Romano

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