Daniel Ek, fondatore di Spotify

Roma, 22 mag – “Vogliamo offrire un mondo di intrattenimento ancora più grande con un mix di musica, podcast e video a disposizione durante tutta la giornata. E questo è solo l’inizio”. Parole di Daniel Ek, leader di Spotify -noto servizio di streaming musicale legale e gratuito- in un recente intervento pubblico a New York.

Il servizio, nato nell’ottobre 2008, a quasi sette anni di distanza punta a diventare un sistema sempre più completo includendo alcune funzioni che fino ad ora erano caratteristiche di società come Netflix. Video, news, podcast e vari servizi sono già offerti dal servizio “now” (disponibile solo su smartphone e non ancora presente in Italia) grazie alla collaborazione di vari partner televisivi e giornalistici -tra i più noti Mtv e Vice.spotify

Sull’applicazione non sono mancate in passato polemiche: Thom Yorke (Radiohead) aveva abbandonato il servizio nel 2013 in quanto non abbastanza remunerativo per l’artista. Altri invece la mettono in discussione per un calo della qualità dell’ascolto (anche con il servizio premium la qualità massima è in Mp3 a 320 kbs/s) o per limitare la ricerca di nuovi artisti ad un semplice algoritmo che consiglia all’utente nuovi dischi in base agli ultimi brani ascoltati se non addirittura offrendo playlist pronte all’uso per il jogging, lo studio, il relax – ponendo fine non solo allo “sforzo mentale” ma anche al rapporto umano che si poteva costruire un tempo dentro ai negozi di dischi, le cui serrande continuano a chiudere con il passare degli anni.

Statistiche sul calo della pirateria dal sito di Spotify.

D’altro canto è un dato oggettivo anche il calo della pirateria musicale tramite torrent e servizi di p2p dal momento che spotify paga i diritti d’autore in base alle entrate dovute o alle pubblicità (per chi utilizza l’app gratuita) o dalle sottoscrizioni all’account premium; a prescindere dalla suddivisione di queste entrate tra artista e azienda, sicuramente è stata dato un grande schiaffo in faccia ad un “mercato nero digitale” di certo più dannoso dello streaming legale, favorendo inoltre anche una più rapida diffusione del prodotto musicale grazie ad un’app così “smart” e facilmente accessibile a tutti.

Staremo a vedere se nei prossimi mesi questa nuova svolta di Spotify prenderà piede anche in Italia. Possiamo star certi però che chi gestisce l’attuale mercato dello streaming punta ad essere sempre più globale tecnologico ed “usa e getta”, rendendo disponibile i propri prodotti virtuali in maniera immediata ed a portata di smartphone, ponendo fine alla specificità di un servizio e forse alla valorizzazione del lavoro artistico in sé.

Alessandro Bizzarri

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

due × 4 =