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SchwazerRio, 5 ago – Schwazer sì. Schwazer no. Il marciatore altoatesino aspetta che la spada di Damocle si cali sulla sua testa e gli comunichi se potrà o meno partecipare alle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro. Nella giornata di ieri sono arrivati gli esiti dell’ultimo controllo antidoping a cui l’atleta è stato sottoposto, a sorpresa lo scorso 22 giugno, risultando negativi. Con questo esame sono 20 gli accertamenti, dal 2015 ad oggi, a cui lo sportivo nato a Vipiteno si è sottoposto – voluti dal Coni e dalla Iaaf – risultando sempre pulito tranne in quello inerente al 1 gennaio 2016, quando nelle urine gli venne riscontrata la presenza di irrisorie tracce di testosterone.

Tutto il mondo dello sport senza pietà si è mosso contro Alex Schwazer e lunedì 8 agosto ci sarà la sentenza definitiva, davanti al Tas, che dirà se l’oro Olimpico di Pechino nella 50 chilometri di marcia, potrà partecipare o meno alla manifestazione a cinque cerchi che si terrà in terra brasiliana. Intanto continua l’avvicinamento del corridore affiancato dal suo allenatore, Sandro Donati – paladino della lotta antidoping – che lo ha seguito anche nel marasma delle reazioni post seconda positività. Intanto Repubblica ha pubblicato un istant movie, con la regia di Alberto Mascia, in cui si evince come il fondista sia stato preso di mira e punito per colpire il suo tecnico. Eugenio Capodacqua, storica firma del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, uno dei primi giornalisti in Italia ad occuparsi del fenomeno doping non le manda a dire: “Penso che gli sia stato fatto quello che in gergo si chiama il pacco, l’imbroglio, il complotto, il trappolone. L’operazione Schwazer dimostra il fallimento di un intero sistema. Innanzitutto perché ci dimostra che con il talento e con l’allenamento si possono fare delle prestazioni di altissimo livello anche senza doping. Chi più di Schwazer che si è dopato e poi non si è più dopato, facendo poi dei risultati eccezionali, può dimostralo. Secondo me volevano semplicemente farlo fuori e con lui far fuori Sandro Donati. Sopratutto Sandro Donati. E non ci dimentichiamo che se Schwazer con il suo modello rappresenta una rivoluzione, Sandro Donati rappresenta una spina nel fianco del doping organizzato, quindi dello sport corrotto da 30 anni a qua. Il bersaglio grosso è Sandro Donati”. Parole come macigni alla vigilia dell’Olimpiade più controversa dal punto di vista delle prestazioni alterate. Un’atletica da laboratorio che ha portato la guerra fredda, sull’asse Washington-Mosca, sulle piste color terra battuta.

Il 12 agosto si disputerà la 20 chilometri di marcia, il 19 invece la 50 chilometri e non sappiamo se l’altoatesino sarà in gara. Ma di certo questi roventi giorni che ci accompagnano verso Ferragosto segneranno per sempre, più nel male che nel bene, la storia dello sport mondiale. Tra provette, scarpe da ginnastica, muscoli giunonici, integratori, corse a perdifiato e medaglie Rio de Janerio brucia sul focolare dell’inganno.

Il documentario realizzato da Repubblica: “Alex Schwazer, le trame dei signori del doping”.

Lorenzo Cafarchio

1 commento

  1. Che il doping sia un problema più politico-economico che sportivo non ci sono dubbi.
    Ma da sportivo praticante posso affermare che Schwarzer sia una vergogna per il mondo dello sport e un miserabile come uomo.

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