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Roma, 1 ago – L’antico sogno teutonico di dominio dell’Europa tutta si è realizzato con l’Unione Europea. Più precisamente, con la nuova Germania liberista, divenuta guida indiscussa di un’Unione Europa, nei cui spazi il martellante motto “più Europa” chiede di essere sempre ritradotto nell’implicita formula “più Germania”. A tal riguardo, Beck ha espressamente utilizzato, come titolo di un suo studio, la locuzione “das deutsche Europe”. La poc’anzi evocata formula del “più Germania”, a sua volta, poteva con diritto essere ancora più adeguatamente chiarita, spiegando che a beneficiare di tale dinamica era non già la Germania qua talis, concepita alla stregua di un organismo vivente e in sé unitario, bensì la classe dominante capitalistica operante in area teutonica.

L’egemonia della Germania

Per parte loro, le classi lavoratrici di Germania scontavano sulla loro carne viva, proprio come quelle greche o quelle spagnuole, le necessarie sofferenze del sistema dell’Unione Europea: sofferenze che si rivelavano perfettamente coerenti con un modello (il cosmopolitismo liberista) la cui genesi stessa si spiegava nel senso di una controrivoluzione delle classi dominanti d’Europa contro le classi lavoratrici europee complessivamente considerate.
Ne offre una realistica testimonianza lo studio di Marcel Fratzscher, “Die Deutschland-Illusion” (2014), ove sono, tra l’altro, documentate le sofferenze delle classi lavoratrici tedesche. Queste ultime sono state sottoposte a processi di precarizzazione, desalarizzazione e supersfruttamento del tutto analoghi a quelli scontati dalle altre classi lavoratrici europee nell’ordine del nuovo turbocapitalismo liquido-finanziario. L’egemonizzazione teutonica dello spazio europeo, peraltro, si poneva come l’esito inconfessabile di una forse imprevedibile eterogenesi dei fini, in grazia della quale la simultanea cessione delle sovranità economiche nazionali aveva comportato, come conseguenza, l’egemonia di una Germania infinitamente potenziata da siffatto processo.

La pressante morsa dell’Euro

Coerente con questo paradosso, ve n’è un altro: la pressante morsa della moneta unica, scaturente dalle cessioni di sovranità degli Stati nazionali europei, ha favorito il rifiorire di conflittualità e tensioni tra le realtà nazionali (nel frattempo desovranizzate), la cui intensità non si registrava più dalla prima metà del Novecento. E, così, proprio mentre i pedagoghi dell’europeismo e i cantori ditirambici della desovranizzazione ripetevano senza posa la litania – vero asylum ignorantiae – secondo cui “dal dopoguerra, l’integrazione europea ci protegge dai conflitti”, il culmine di quei processi di integrazione, ossia l’Unione Europea, favoriva la rinascenza stessa delle conflittualità tra gli Stati membri dell’eurozona (tra la Grecia e la Germania, in primis).
Ne scaturiva, appunto, un neonazionalismo puramente economico, mediante il quale la classe dominante di area tedesca aspirava a imporre il proprio dominio sull’Europa tutta, per il tramite della violenza economica e in assenza della potenza della statualità sovrana in grado di tutelare i propri spazi esposti al saccheggio predatorio della finanza cosmopolitica.
In sostanza, la moneta unica detta euro, anziché unire i popoli e integrarli pacificamente, li ha divisi come mai prima del 1945: e ha trasformato l’Europa tutta in un campo di battaglia economico tra Stati creditori e Stati debitori, con ultimatum finanziari e colpi di Stato bancari (“governi tecnici”, secondo la neolingua liberista).
In ciò sta l’essenza di quello che Gallino ha definito, senza perifrasi edulcoranti, “il colpo di Stato di banche e governi” e “l’attacco alla democrazia in Europa” . L’Unione Europea, che a giudizio dei suoi araldi dovrebbe proteggere dalle guerre, ne favorisce invece la rinascenza, sia pure sotto il mutato sembiante di una conflittualità primariamente economico-finanziaria.
Diego Fusaro – tratto dal libro Il Nichilismo dell’Unione europea

3 Commenti

  1. come può esserci pace in Europa se all’articolo 3 paragrafo 3 ,del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, fra le altre cose c’è scritto : un’economia sociale di mercato fortemente competitiva competitiva, fra chi se non fra gli stessi stati membri dell’Unione Europea? quindi è sancita negli stessi trattati la guerra fra gli stati.

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