Roma, 11 feb – Il primo re è il manifesto del fascismo. O del sovranismo, che poi, alla fin fine, è uguale. La recensione di Furio Colombo al film di Matteo Rovere è tutta qui. Ieri, sul Fatto quotidiano, il giornalista rispondeva con un paginone all’entusiastica recensione di Pietrangelo Buttafuoco, che, sempre sul quotidiano di Marco Travaglio, aveva tessuto le lodi della “tragedia di due gemelli reciprocamente saldi nell’Orma Amor di Roma, costretti al fratricidio per l’imperscrutabile volere del Divino”, che “perpetua la luce di Troia, la città di Enea, ed è il nostro Bagavad-Gita”. Colombo dà in realtà ragione a Buttafuoco, prendendo però quest’ultimo come sismografo dell’Urfascismo. Per l’ex direttore dell’Unità, lo spettatore del film di Rovere esce dal cinema “stordito da un ritorno così rapido e disinvolto del fascismo, senza trucchi e senza inganni (non il fascismo come insulto, ma il sistema politico che per un periodo ha dominato la storia italiana, così come lo trovate scientificamente descritto sulla Treccani)”.

Fascismo non come metafora o iperbole, quindi, ma come descrizione che si vuole oggettiva: per il giornalista, la pellicola è “fascista” così come lo è il fez o l’Eur. A sua volta, però, il fascismo dell’epoca si confonde con il fascismo di oggi: parlando di Buttafuoco, infatti, Colombo scrive che lo scrittore siciliano “ha visto il film per quello che è, un buon lavoro cinematografico di questo regime, come Luciano Serra Pilota e L’Assedio dell’Alcazar lo erano stati per il regime finito (temporaneamente, adesso sappiamo) nel 1945”. Ma dove si vede la natura fascista della pellicola? Scrive Colombo: “Il primo re nasce in un gruppo di uomini nudi che si massacrano senza sosta. Istinto e forza animale guidano a scartare il peggio (la mazza chiodata sul cranio) per poter trapassare da parte a parte il nemico. Visto dalla lontananza dei secoli, non è chiaro chi sia il nemico, nel groviglio dei corpi. Poi si capisce la regola: perde il massacrato e vince il massacratore. C’è sangue e fuoco e fango (fango di guerra, forse premonizione della trincea di tanti secoli dopo) e questi uomini del primo re non hanno altro che i corpi (di idee non se ne parla) per offendere o per vincere, consacrando la vittoria con l’estrazione e il pasto di viscere del nemico. Nemico è chiunque non sia, anche per caso, dalla tua parte, oppure mostri di ribellarsi”. Orrore, Roma non è stata fondata indicendo le primarie.

Romolo un Salvini ante litteram

A un certo punto, poi, l’attualizzazione di Colombo prende allegramente la strada del delirio: non so, scrive, “se attribuire a Romolo o a Rovere la fondazione contestuale del sovranismo. Romolo, a differenza di Remo, che è élite, non vuole confini aperti e fa mettere fuochi tutto intorno a ciò che sarà Roma. Chi finge di non vederli farà, da subito, la fine degli immigrati tanti secoli dopo, quando la guardia costiera italiana e quella libica non sentono le chiamate disperate di soccorso di chi sta affogando. Ma secondo il primo re e l’ultimo governo, Roma è sempre stata così, salvo un breve intervallo di democrazia”. Che dire, di queste parole in libertà? Se le si prende alla lettera, ovviamente, c’è da chiamare gli infermieri. L’idea che oggi in Italia ci sia il fascismo, che il regime fascista sia, con esattezza puramente descrittiva e senza alcuna enfasi, ciò che in Italia oggi è al potere, è semplicemente folle e non c’è bisogno di chiarire il perché. Anche l’idea che la leggenda di Romolo, sia quella tramandataci dalla Roma storica, sia quella messa su celluloide da Rovere, sia tout court fascista è ovviamente una forzatura antistorica.

Eppure, tra le pieghe dell’articolo di Colombo, una verità la possiamo ben trovare ed è racchiusa proprio nel suo epidermico rifiuto della leggenda di Romolo e del suo portato simbolico e politico. Nella repulsione istintiva che l’uomo Fiat, l’ex direttore dell’Unità, l’esponente del Pd prova nei confronti dell’eroe fondatore della nostra civiltà, repulsione a cui dà sbrigativamente, ma significativamente, il nome di “fascismo”, è racchiusa tutta la forza di quel mito, che evidentemente è riuscito a compenetrare anche il film di Rovere, quali che siano i suoi difetti e anche le stesse intenzioni coscienti dell’autore. “Idee senza parole”, diceva Oswald Spengler: gli uomini non si dividono su programmi o su ragionamenti razionali, ma su spartiacque simbolici, che mettono in moto meccanismi di ricezione profondi. I miti hanno sempre ragione e sanno scegliersi gli uomini con un’intelligenza che sfiora la perfezione.

Adriano Scianca

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

5 Commenti

  1. Eccolo qui l’ennesimo fascista rosso del mainstream. Intellettuali rossi del caviale, pro degrado e pro dissoluzione di questa società allo sbando.

  2. Ma stiamo parlando di quella “caccola” umana e culturale di Furio Colombo che campa con i nostri soldi e alla faccia nostra negli USA? A dare retta ai suoi anticulturali e profondamente ignoranti deliri senili sono rimasti solo quattro scannagatti comunisti. Non vale la pena neanche citarlo, trattasi di nullità umana e sociale. Viva l’Italia!

  3. Ha ragggione! Manco un Romolo negro, dico io, o almeno un Remo bangladi e transessuale, che simbolizzi l’eterna violenza del maschio bianco etero sulle minoranze oppresse! Ma la BBC non ha insegnato proprio niente?

  4. Certo ! Infatti prima del fascismo non esisteva violenza, o massacro o lotto sanguinosa per lo spazio vitale. E’ il fascismo che dopo venti secoli di Cristianesimo ha inventato la sopraffazione e l’autoritarismo. Mica Napoleone I (che fece uccidere anche solo per dimostrazione dei suoi supposti nemici sapendoli innocenti), mica suo nipote Napoleone III, giunto al potere con un colpo di stato in cui i soldati spararono pure contro i tavolini dei caffè. Mica i re inglesi, che , a vicenda, fecero massacrare quelli che avevano una religione diversa. Mica Cromwell che fece stragi di Irlandesi, mica Carlo Magno che si vantò di aver fatto decapitare 5000 sassoni in un giorno. Complimenti alla lucidità storica di questi… incredibili analfabeti della misura, formato Colombo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here