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La scuola come azienda. Così i cittadini diventano merce di scambio

by Diego Fusaro
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Roma, 20 giu – Trionfa, oggi, su tutto il giro d’orizzonte quella che non potrebbe essere definita altrimenti che come una “cultura barbarica”, per riprendere l’immagine del Veblen di The Theory of the Leisure Class: una cultura, cioè, che non solo non promuove l’emancipazione della società, ma che spinge quest’ultima in direzione opposta, reprimendo ogni possibile anelito di fuga dalla gabbia d’acciaio del mondo ridotto a merce. Nel trionfo dell’esprit de quantité sull’esprit de finesse, il capitale non può accettare l’esistenza di menti pensanti autonomamente, di soggetti formati e portatori di identità culturale e di spessore critico, consapevoli delle loro radici e della falsità del tempo presente. Non può, in altri termini, accettare il precedente profilo borghese dell’uomo formato, radicato nella sua cultura storia e progettualmente aperto al futuro.

La scuola e il dogma utilitaristico

Aspira, invece, a vedere ovunque il medesimo, vale a dire atomi di consumo senza identità e senza cultura, pure teste calcolanti e non pensanti, in grado di parlare unicamente l’inglese dei mercati e della finanza e non in grado di mettere in discussione l’apparato tecnoeconomico nella sua totalità espressiva. Per questo, nell’ultimo ventennio la scuola è stata sottoposta, in Europa, a una radicale dinamica di aziendalizzazione, che l’ha rapidamente riconfigurata nelle sue stesse fondamenta.

Da istituto di formazione di esseri umani in senso pieno, consapevoli del proprio mondo storico e della propria storia, la si è trasformata in azienda erogatrice di abilità e competenze indisgiungibilmente connesse con il dogma utilitaristico del “servire-a-qualcosa”. Nel transito dall’Accademia platonica e dal Liceo aristotelico alle business schools potrebbe, in fondo, diagnosticarsi la parabola dell’Occidente, in balia del patologico “paneconomismo utilitarista” messo a tema da Latouche.

Anche la sanità è mercificata

Dall’educazione intesa in senso classico come sviluppo pieno e poliedrico della personalità umana si è disinvoltamente transitati alla formazione come accumulo intensivo di competenze tecniche e di abilità pratiche, funzionali all’inserimento nell’instabile mercato del lavoro flessibile e precario. Anche nel caso della formazione scolastica e universitaria vale la norma generale del sistema crematistico flessibile e precario: l’aziendalizzazione del mondo della vita procede di conserva con la deeticizzazione del medesimo. La mercificazione integrale si fonda sulla distruzione dei precedenti vincoli etici propri della fase borghese e con l’apogeo dell’individualismo consumistico.

Lo si inferisce chiaramente dal mondo della scuola, come da quello della sanità. A suffragarlo è, nel secondo ambito, l’emergenza della nuova figura dell’“azienda sanitaria”, in luogo dei precedenti “ospedali” pubblici: more solito, il diritto alla cura universalmente riconosciuto per ogni cittadino diventa una merce disponibile secondo il valore di scambio, con conseguente crescita esponenziale tanto del settore sanitario di lusso della chirurgia cosmetica per pochi, quanto dell’impossibilità, per molti, di accedere alle cure basiche.

Think tank neoliberisti e business schools

Think tanks neoliberisti, business schools con uso esclusivo della lingua inglese e Università dei campus ridefinite come avamposti del pensiero unico di sostegno degli squilibri di classe realmente esistenti ed esse stesse collegate con le principali istituzioni sovranazionali del sistema finanziario (dalla Bocconi di Milano alla London School) figurano come i luoghi della formazione mercificata e ridotta ad azienda cognitiva e a fucina della forma mentis globalista per i giovani membri della generazione Erasmus, che si sentono cittadini del mondo e, in realtà, sono condannati allo sradicamento e all’erranza globalista.

Avamposti della postmodernizzazione delle coscienze, i campus universitari occidentali business-friendly propalano come unica ideologia il liberalismo politico, il liberismo economico, il libertinismo dei costumi e l’atlantismo geopolitico.

Diego Fusaro

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2 comments

Antonio Bettanini 20 Giugno 2019 - 10:08

Per molti anni sono stato un insegnante di scuola media superiore, ora in pensione, ma non ho mai visto ciò che il dott. Fusaro descrive. Anzi è sempre prevalsa la morale parasocialista: un giorno mi sono lamentato con la Preside perché i ragazzi non studiavano. Nonostante tutti i mie sforzi non avevano nessun interesse per la scuola (la fisica in particolare), mi è stato risposto che non è importante che gli alunni abbiano adeguate competenze è sufficiente che socializzino tra loro!

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Giorgio 20 Giugno 2019 - 11:13

Tutto vero, purtroppo.

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