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Uno dei tanti insegnamenti che ci ha lasciato Ezra Pound è che non bisognerebbe mai scrivere nulla di inessenziale. È quindi con estrema riluttanza che mi accingo a scrivere questo commento al pezzo di Claudio Magris uscito oggi sul Corriere della Sera, già profondamente inutile di suo. Purtroppo, però, a volte nella vita ci sono degli obblighi, per quanto fastidiosi siano.
È tuttavia arduo rispondere a un pezzo che sembra uscito da un generatore automatico di editorialoni di intellettualoni per giornaloni, la pura estrinsecazione di una rendita di posizione culturale che ci si illude, a torto, possa essere eterna.
Il tema, per chi se lo fosse perso, è il corteo di CasaPound a Trieste e la legittimità di utilizzare il nome di Ezra Pound per fare politica. Una questione già chiusa da tempo, in realtà, ma siccome poi CasaPound passa nella città di Magris, costui ha ritenuto di doverla riaprire. Lo scrittore dà chiaramente l’impressione di aver appreso cosa sia CasaPound Italia cinque minuti prima della scrittura dell’articolo (è però degno di nota che il Corriere della Sera possa ancora parlare di Cpi senza arrossire di vergogna, dopo aver pubblicato il minuzioso resoconto di una perquisizione che non c’è mai stata, pietra miliare della cialtronaggine giornalistica nei secoli dei secoli a cui non si è ritenuto di dover porre rimedio con mezza riga di scuse).
In compenso, Magris sa forse qualcosa di più di Ezra Pound. Nulla di particolarmente originale, comunque. “Oddio, dei grandi geni della letteratura hanno preso le parti dei totalitarismi, mi si nota di più se ne brucio i libri o se accompagno la lettura con un monito sinceramente democratico?”. E via di psicodramma. Che poi non sono esattamente i totalitarismi, a destare preoccupazione, dato che a Parigi può tranquillamente esserci una fermata della metro dedicata a Louis Aragon, nonostante la sua grottesca e granguignolesca lode alla Ghepeù, e allo stalinista Pablo Neruda si dedicano film con Troisi. Quindi è sempre e solo uno, l’elemento dello scandalo.
Giù le mani da Pound, dice Magris. Ma quando Pound ce l’hanno avuto nelle mani i vari Magris, si è semplicemente smesso di leggerlo. Se n’è lamentata recentemente la figlia: Pound non vende, non si legge. Di Pound  non frega nulla a nessuno. Tranne quando compare sulla scena CasaPound, allora se ne riscopre il “valore universale”. Ma è solo gelosia intellettuale. È latifondismo culturale: si rivendica la proprietà su un autore per farne un bel niente, per lasciarlo marcire nel dimenticatoio.
Allo stesso tempo, tuttavia, se ne vanta la profonda lezione morale. Mai una volta che prendano esempio dall’unica lezione poundiana che dovrebbero prendere: il tempus tacendi. Chiudete il becco, Cristo santo.
Adriano Scianca

4 Commenti

  1. Cosa molto buona se i pennivendoli hanno paura del successo di Casapound e si inventano cavalote; significa che fà breccia nel popolo Italiano

  2. Ho letto il pezzo sul corriere…Pound secondo me ne esce offeso come persona pensante. Nell’elogio del poeta l’autore era sincero ma nel resto ha frapposto una pretesa superiorità morale (in fondo ideologica) che ho trovato irritante

  3. Al corriere, come tutti sanno, sono l’incarnazione divina del so tutto io ed ho ragione sempre io……..a costo di apparire inutili pseudo giornalisti percorrono da decenni la stessa strada maestra parziale ed anti italiana………. Sono pro immigrazione selvaggia, pro feccia negroide e difendono a spada tratta tutto ciò che al popolo pare ignobile ed indegno. Auguri a loro ed al grigio inquilino del Quirinale che si riempie la bocca con l’antifascismo e poi tace di fronte alla straziante tragedia di Desirée……… Che gran st……………avete compreso.

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