Roma, 7 gen – Il 22 febbraio 1949, Julius Evola scriveva a Franco Laterza per pubblicare Nietzsche e il senso della vita di Robert Reininger, che egli aveva tradotto in ospedale e che, dopo essere uscito diversi anni dopo per Volpe, è stato recentemente ripubblicato dalle edizioni Mediterranee. Laterza si consultò con Benedetto Croce, che dirigeva la collana in cui sarebbe dovuta apparire l’opera. «In genere ora nessuno più s’interessa al Nietzsche. Dovrebbe essere un lavoro eccellente, ma dubito per l’Evola, che non ha nessuna competenza oltre questa buona scelta», rispose il filosofo. Non se ne fece nulla. Laterza, in una lettera, specificò che «fu ritenuto inopportuno che noi, che dei frutti della filosofia di Nietzsche per 20 anni avevamo sofferto, continuassimo a occuparci di quel filosofo». Croce e Laterza sembravano convinti che di Nietzsche, nome troppo legato alla parabola dei fascismi, non avrebbe più parlato nessuno. Andò a finire che nei successivi 70 anni si parlò molto più di Nietzsche che di Croce.

Il grottesco tweet di Gianni Riotta contro Nietzsche

L’aneddoto ci è venuto in mente leggendo il grottesco tweet di Gianni Riotta: «Che dai giornali #novax ai filosofi #nogreenpass alla Cacciari il fronte negazionista e disinformatore #COVID19 elegga nel vecchio Nietzsche, di nuovo, il proprio nume tutelare qualcosa dice del nostro tempo e non sembrano buone notizie». Quel «di nuovo» dice tutto: dopo aver ispirato i fascismi, il «vecchio» Nietzsche torna per ispirare i no vax. Che sono l’ultimo avatar della bestia sempre feconda, pare di capire. Sono passati 70 anni e nella cittadella liberale sembrano ancora convinti che quel tedesco con i baffoni sia una sorta di scemo del villaggio che nessuno prende più sul serio. Leggendosi solo tra di loro, devono essersi persi il fatto che quel «vecchio» è semplicemente il pensatore più influente della modernità.

Uno, per capirci, che ha influenzato (con più o meno fedeltà filologica e plausibilità filosofica, questo è un altro discorso) praticamente chiunque abbia detto e pensato qualsiasi cosa di minimamente rilevante nell’ultimo secolo, il che peraltro spiegherebbe l’estraneità di Riotta alla vicenda. Porre il fatto di avere Nietzsche come «nume tutelare» come spartiacque tra i buoni e i cattivi rischierebbe di far finire tra i buoni solo Riotta e i suoi amici della filosofia da start up.

Cacciari attaccato come cattivo maestro filosofico

Ma con chi ce l’aveva, Riotta? Forse con Francesco Borgonovo, che ha citato Nietzsche in un suo articolo uscito recentemente sulla Verità. Quanto a Cacciari, il suo dialogo con Nietzsche e anche con i grandi della Rivoluzione conservatrice, Schmitt e Heidegger su tutti, precede di molto le sue prese di posizione sul Covid. E nessuno aveva pensato di farlo passare per nazista per questo, persino quando, negli anni Ottanta, ne aveva discusso con gli esponenti della Nuova destra italiana. Del resto, anche in questa fase, si è rimproverato a Cacciari di essere uscito dal suo campo di competenza in modo spesso improvvido e superficiale. Nessuno, finora, era arrivato ad attaccarlo anche nel suo elemento, a farne un cattivo maestro filosofico. Lo ha fatto Riotta. Peccato che fra 50 anni, ma forse anche tra 15, sicuramente parleremo ancora di Nietzsche, probabilmente parleremo ancora di Cacciari, mentre è auspicabile che attorno al nome di Riotta si alzi al cielo un zarathustriano, possente «chi?».

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. Una ulteriore prova dell’egemonia globalista di sinistra che mira a depauperare la fertilità del pensiero inteso come espressione di libertà e diversità fra gli uomini. La filologia del pensiero unico che deve essere dominante e ortodosso è ormai condizione irrinunciabile per ricoprire posizioni di predominio e di potere. Riotta dovrebbe essere o quantomeno esprimere un pensiero equilibrato e obiettivo, da giornalista e direttore di giornalisti, egli dimostra invece di essere di parte e prevenuto. Ovviamente si è guadagnato la posizione che ricopre.
    Complimenti al direttore Scianca sempre puntuale e chiaro.
    Un caro saluto
    Valter

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