Roma, 13 giu – La parola chiave deve essere risovranizzazione. Dalla risovranizzazione nazionale dell’economia deve scaturire un internazionalismo antiglobalista delle patrie solidali e comunitariste, che prenda le mosse tanto dal comunitarismo come filosofia della naturale socievolezza umana, quanto dalla consapevolezza che il sovranismo è di per sé sterile, se non dà luogo a confederazioni internazionali di Stati sovrani fratelli e in lotta contro il modello globalizzato e globalizzante atlantista ed eurista: al quale occorre contrapporre, in chiave multipolarista, un blocco geopolitico alternativo di Stati sovrani comunitaristi, non capitalisti e solidali, democratici e socialisti.

Prendere congedo dalla Ue

Di qui discende l’importanza vitale dell’istanza del reclaiming the State – secondo il titolo del prezioso studio di Fazi e Mitchell  – come base ineludibile di quella ripoliticizzazione sovranizzante dell’economico (la “reinvenzione della politica” , per riprendere la formula di Beck), che è essa sola la base per una ridemocratizzazione dello spazio sociale e per un ritorno alle pratiche del conflitto tese a limitare la voracità del capitale. La sovranità figura come il necessario fondamento di ogni prospettiva che, con la formula di Bauman, sia “in search of politics”. Bisogna, di conseguenza, prendere congedo dall’Unione europea, risovranizzare lo spazio dell’Europa e, da lì, porre in essere forme di internazionalismo tra Stati sovrani, democratici e socialisti.
La lotta di classe al tempo del globalismo si presenta, così, non solo come un combat culturel pour une Renaissance, secondo la locuzione di de Benoist, ma anche come una conflittualità tra la financial openness del ceto dominante cosmopolitico e la national autonomy del polo dominato nazionale-popolare.

Un’alternativa sovranista e internazionalista

In vista della deglobalizzazione del materiale e dell’immateriale (la démondialisation messa a tema da Sapir), l’obiettivo deve essere, primariamente, un’alternativa sovranista e internazionalista, che ponga in essere una politica ad alta intensità democratica in grado a) di limitare, regolamentare e disciplinare l’economico, b) di riaprire spazi di conflitto tra Servo sovranista e Signore globalista nel quadro dello Stato sovrano nazionale e c) di creare robuste relazioni inter-nazionali tra Stati sovrani che aderiscano anch’essi al programma di uno sviluppo inter-nazionalista, centrato sulla sovranità socialista e sulla democrazia nazionale.
Per questo, l’abbandono degli spazi dell’irriformabile Unione europea e dell’eurozona e, insieme, la risovranizzazione dell’economico figurano come la condicio sine qua non per la ridemocratizzazione del vecchio continente e per la risocializzazione della sua economia: con le parole del recente studio “Sovranità” di Carlo Galli, “è alle sovranità che è affidato il compito di difendere o restaurare la democrazia”. Fintantoché si permarrà nella gabbia d’acciaio dell’Unione europea, prevarrà incondizionatamente la linea liberista e, con essa, l’egemonia della global class dominante.

Scendere il più presto possibile dal “treno” della Ue

Per impiegare una metafora automobilistica, l’Unione europea non è un veicolo che possa essere guidato verso direzioni diverse, a seconda delle intenzioni del pilota al volante. È, au contraire, un edificio costruito ad hoc per garantire, in ogni sua determinazione, il trionfo del cosmopolitismo liberista a beneficio esclusivo del polo egemonico. La direzione del veicolo europeista è tale per cui esso, se si ostinerà a seguirla, precipiterà nell’abisso, del quale già si intravedono, neppure troppo in lontananza, tutti i segni fondamentali: pertanto, la sola manovra che possa salvare la vita al pilota e a quanti si trovano sfortunatamente a bordo dell’automobile consisterà nello scendere il più presto possibile, soprattutto prima che sia troppo tardi.
Sicché, fuor di metafora, per far valere l’interesse dei dominati e, più in generale, dei popoli europei, non v’è altra strada percorribile, se non quella che conduce fuori dall’Unione europea, verso il pieno recupero della sovranità nazionale degli Stati.
Diego Fusaro

3 Commenti

  1. Il filosofo del “pensare altrimenti” mostra ad ogni occasione di non essere in grado lui stesso, in primis, di farlo, e anche di non saper utilizzare il minimo contrattuale di logica deduttiva. Se infatti si auspica il sovranismo delle nazioni bisogna contestualmente accettare che tale sovranismo si esprima nei modi in cui ogni nazione intenderà interpretarlo ed esprimerlo, dunque l’idea che tali nazioni debbano essere “democratiche”, “socialiste”, “comunitariste”, “solidali”, “sorelle” e confederate è assurda e paragonabile a quella della “pace perpetua” di Kant che auspicava appunto un governo mondiale di nazioni sovrane sottomesse ad un progetto che non teneva conto delle caratteristiche di ogni stato e dei popoli che li abitano. Da secoli ormai siamo abituati a ritenere (Fusaro in primis) che contrariamente a quanto afferma il Vangelo l’uomo viva di solo pane, dunque l’economia è nei fatti la questione più importante, e sovranismo o no la politica vi è comunque sottomessa. Se non si riuscirà a fornire ai popoli un sistema di valori che possa degnamente sostituire l’accaparramento di beni materiali (fra cui sono ricompresi anche i cosiddetti “diritti”) come unica condizione per il raggiungimento della “felicità” umana, dunque se non si riuscirà a superare l’attuale fase nichilistica che a quanto pare anche Fusaro condivide, non si potrà mai contrastare efficacemente il dominio di coloro che detengono i mezzi (leggi denaro) per accaparrarsi le risorse materiali, che sono necessariamente limitate e quindi esigono un surplus sempre maggiore di avidità e di competitività da parte di ogni individuo (e anche di ogni “stato sovrano”) per poterle ottenere o per difendere quelle che già si hanno: tutto l’opposto della tanto sbandierata e pretesa “solidarietà” fra individui e/o nazioni.

  2. Bellissimo e conciso articolo di Diego Fusaro che mi trova pienamente d’accordo; sono solo gli stati sovrani quelli che possono formare alleanze utili ad ogni popolo che le compone.Sotto il giogo delle oligarchie della finanza che si sono impossessati della creazione del denaro rendendolo privato e schiavizzando interi popoli non vi puo’ essere alcuna libertà ,diritti e benessere per gli individui

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