Roma, 9 lug – I recenti sondaggi indicano che, dopo il caso Sea Watch, Matteo Salvini stia ormai veleggiando verso la soglia fatidica del 40%. Non sappiamo quanto il trend durerà (per ora il messaggio dell’uomo solo contro le Ong globaliste, con il deep state giudiziario/informativo che rema contro, è passato, ma presto potrebbe incrinarsi), al momento il leader leghista continua a non sbagliare un colpo. Ma quel che più è interessante è la reazione della sinistra rispetto alla sua costante perdita di consensi in favore dell’odiato avversario. Che si sostanzia in due atteggiamenti paralleli: da una parte una masochistica ostinazione nel perseguire le politiche che hanno portato al suo disastro, dall’altra un’analisi del fenomeno salviniano dal punto di vista della mera comunicazione.

Per la sinistra Salvini è solo comunicazione

In questi giorni un approfondimento del sito Gli stati generali tirava in ballo Lakoff, Pavlov e Freud per spiegare perché il messaggio di Salvini sfondi tra la popolazione. È una versione tra le più articolate di un mantra altrimenti servito in forme ben più grossolane e che in buona sostanza recita: Salvini ha successo per come comunica. O, in forma ancora più brutale, per le bugie che racconta e per come le racconta. Sul fatto che non ci siano “fatti” alla base del successo salviniano, sembrano tutti d’accordo. E, non dicendo mai cose che abbiano a che fare con la realtà, deve quindi essere il modo in cui le dice a racchiudere il segreto di risultati elettorali incredibili.


Ora, che Salvini sia un abile comunicatore è lapalissiano. Che abbia messo in piedi uno staff in grado di curare la propaganda nei minimi dettagli è cosa altrettanto nota, anche al netto delle bufale sul suo onnipotente algoritmo. Rientra sempre nell’ambito dell’ovvietà la considerazione sull’importanza della “narrazione” in una politica sempre più social. Dato tutto questo per scontato, e basandoci unicamente su constatazioni empiriche, vogliamo tuttavia qui chiederci se dietro al successo di Salvini non ci siano anche almeno due ragioni concrete, “hard”, legate più al cosa che al come, che hanno a che fare con la realtà e non con il modo di descriverla.

Nelle letture da sinistra del salvinismo, gli elettori della Lega sono tutti automi formattati dal pensiero del “Capitano”, gente che pende dalle sue labbra e che accoglie con giubilo ogni suo tic, così come gli elettori berlusconiani erano dipinti come tanti cloni di quella signora che canta “Meno male che Silvio c’è” in rapimento estatico immortalata in un video virale. L’impressione è che l’enorme quota di elettori che sceglie Lega “turandosi il naso”, non a causa delle strategie comunicative salviniane, ma persino nonostante esse, venga sistematicamente ignorata. Insomma, c’è gente che vota Salvini anche se non ama le felpe con il nome della sua città, se ne frega dei “bacioni”, non è interessata a ciò che il titolare del Viminale mangia a colazione e si sente pure leggermente imbarazzata da tutto questo? Esiste una ragione del successo salviniano che prescinde da tutto questo? Probabilmente sì e per due fattori. 

Il Salvini “reale”, non solo comunicazione

Il primo punto è legato all’immigrazione. La sinistra continua a ripetere che il problema, semplicemente, non esiste. Non sta accadendo nulla e, se qualcosa sta accadendo, è comunque bella e arricchente. I saltuari sussulti di consapevolezza vengono sommersi dai fischi. Si veda quanto ha tentato di fare Minniti, che comunque era molto meno del minimo sindacale, e le reazioni che ha generato: per una parte della sinistra il predecessore di Salvini al Viminale è praticamente Goering e persino Renzi lo ha recentemente scaricato, derubricando il fenomeno migratorio a “qualche decina di barche”. Ora, di fronte a una sinistra che semplicemente nega la realtà che i cittadini sperimentano tutti i giorni sugli autobus, nelle stazioni, nelle periferie, è davvero così strano che questi ultimi si rivolgano a chi ha messo il tema in cima all’agenda?

Il secondo punto riguarda la mancata percezione, a sinistra, della propria stessa spocchia, della propria stessa ferocia ideologica. C’è una fetta di italiani che voterebbe letteralmente qualsiasi cosa pur di non vedere al governo una parte politica da cui si sente disprezzata. Italiani che magari sarebbero i primi a giudicare con favore l’abbandono di certi infantilismi comunicativi, ma che in ultima analisi se ne sbattono e votano sulla base di un calcolo politico molto più articolato e sfumato di quanto non appaia. Comprensione della realtà e sinistra, letteralmente, invotabile: e se fossero queste due colonne portanti del successo salviniano, ben oltre i “bacioni”?

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. La realtá che vedi tu negli autobus, periferie e stazioni io la traduco in persone acciecate dallo strumento di comunizazione massmediatico di cui si serve M.S. come un Bazooka, la sicurezza é stata legata all`immigrazione solo nell`ultimo anno ma il vero punto focale della questione é che se le persone si confrontassero in strada generando interazioni e scambi di idee invece di starsene a casa lobotomizzandosi davanti alla tv scenderebbe il tasso di criminalitá. Dopotutto peró significherebbe per molte persone scendere ad un livello inferiore (non solo tramite la rampa di scale): quello umano. Chiaramente questo puó spaventare chi umano non é mai stato.

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