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VilleneuveSaint-Jean-sur-Richelieu (Can), 18 gen – Si può rimanere nell’immaginario collettivo pur vincendo poco? Si può far rivivere sensazioni lontane pur commettendo errori? Si può diventare leggendari rimanendo fedeli alla parola data? Assolutamente sì. Gilles Villeneuve è al centro di questa teoria. Il pilota canadese, originario del Québec, ha incarnato il futurismo di Marinetti al volante. Ha sublimato il talento della guida contro il turbo dei motori. Ha spinto la Ferrari più in là di quanto il telaio potesse reggere. La vita lo ha condotto alla morte l’8 maggio 1982, alle 13:52, mentre sul circuito di Zolder cercava di migliorare il suo tempo di qualifica. Voleva dare una risposta al compagno Didier Pironi dopo lo sgarbo di Imola. Prese il volo toccando la monoposto di Jochen Mass. Uno schianto atroce, mentre il talento diventava eterno.

Il Drake, Enzo Ferrari, dipinse quell’amaro: “Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene”. Prese il posto di Niki Lauda, Il computer, alla fine della stagione 1977. Guidava slitte, aveva 28 anni e taroccò i documenti – risultando di due anni più giovane – per non essere scartato dal cavallino rampante. Corse 68 gran premi, ne vinse sei. I numeri che si perdono nelle traiettorie. Nelle curve. Nell’acceleratore sempre schiacciato. Fedele, accompagnò nel 1979 Jody Scheckter alla conquista del Mondiale. L’ultimo per la scuderia di Maranello fino ai tempi del Kaiser Micheal Schumacher.

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“Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco”. Un Ribelle dalla A alla Z, direbbe Massimo Fini. “Senza scuse. Senza sconti, perché quello che ha assunto è un impegno con se stesso e verso se stesso. Questo tipo d’uomo è il Ribelle”. Leggiadro ha contorto la lamiera donandole un’anima, rendendo infiniti i suoi sorpassi e le sue peripezie. Oggi sarebbero state 67 le primavere. Ma le strade del Paradiso, puntuali come sempre, hanno richiesto il suo rombo per l’eternità.

Lorenzo Cafarchio 

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1 commento

  1. Gilles rientra nella categoria dei fantasisti dello sport, sempre geniali, spesso maledetti.
    Lo metterei insieme ai Best, Pantani, o per rimanere nella Formula 1, a James Hunt.
    Atleti che interpretavano lo sport più come un capolavoro da dipingere che come il loro mestiere.

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