Roma, 16 nov – E tutto va come non dovrebbe andare: nonostante i 4 anni di colpevole ritardo rispetto al naturale susseguirsi delle cose – sì perché, anche nei periodi di vacche magre, per una forza calcistica come la nostra la mancata partecipazione a un mondiale deve essere sempre inaccettabile – gli azzurri non si sono ancora guadagnati la massima competizione dedicata alle nazionali. Ripercorriamo gli ultimi, in tal senso decisivi, 180’ di gioco del girone di qualificazione.



Le convocazioni: azzurri incerottati

Sono 28 i calciatori convocati per l’importante occasione dal commissario tecnico Roberto Mancini. L’Italia si presenta al raduno di Coverciano con un paio di defezioni dell’ultimo minuto – i romanisti Pellegrini e Zaniolo, rispettivamente alle prese con un ginocchio gonfio e noie al polpaccio – oltre al lungodegente Spinazzola e a Verratti, colpito duro all’anca qualche settimana fa. Non al meglio Bonucci, risparmiato da Allegri nella gara contro la Fiorentina. Ultimo turno di campionato che ha lasciato i segni anche nelle gambe di Bastoni e Barella, usciti anzitempo dal derby di Milano. Chiellini ed Immobile – sempre per problemi fisici – costretti a salutare il ritiro azzurro. Per il resto qualche novità a metà campo – Tonali, Pobega, la “matricola” Cataldi – e il rientro di Belotti nel pacchetto offensivo.

Italia-Svizzera: un pareggio per niente divertente

Il “se riusciremo a divertirci, vinceremo” del Mancio alla vigilia suona come monito ai nostri ragazzi perché leggendo tra le righe il concetto è che alla fine nel calcio ci si diverte solo vincendo. L’Olimpico risponde presente andando “esaurito” in ogni ordine di posto (per quanto possibile, con la capienza ancora limitata al 75%). Assenti ingiustificati gli azzurri, per la meno fino al ventesimo: Bonucci sbaglia subito un pallone in uscita – Shaqiri spara altissimo – e all’undicesimo l’ex udinese Widmer conclude il contropiede con una sassata tremenda che trafigge Donnarumma. Minuto 21, doppia occasione: sfondiamo a sinistra, il tiro di Jorginho è murato ma Barella da due passi non buca Sommer. Il gioco non decolla, ci pensa una palla inattiva: siparietto Insigne-Palmieri, difesa rossa deconcentrata quel tanto che basta a Di Lorenzo per fare 1-1 (capocciata al 35’). Nella seconda frazione l’Italia spinge – bravo Tonali a farci guadagnare metri – ma fatica a rendersi pericolosa: l’occasione più ghiotta a 3′ dal termine, quando Berardi si guadagna la massima punizione. Jorginho però – come all’andata e in finale all’europeo – sbaglia ancora, questa volta alzando troppo la mira.

Irlanda del Nord-Italia 0-0: ci (de)meritiamo gli spareggi

La cornice in cui gli azzurri si giocano il passaggio diretto a Qatar 2022 è quella del Windsor Park di Belfast, stadio già nefasto nel lontano 1958. Il buon spezzone (da subentrati) fa guadagnare la maglia da titolare a Tonali e Berardi, per il resto – infortuni a parte – “soliti” interpreti del 4-3-3. Non fanno parte della gara Bastoni, Calabria (problemi fisici) e Biraghi (motivi personali): convocati in extremis Zappacosta e Ferrari.

Gli irlandesi si chiudono difendendo con una linea a 5 aiutata dal filtro dei 3 centrocampisti. All’ottavo Di Lorenzo si inserisce alla perfezione e con un insidioso tiro-cross costringe Peacock Farrell a concedere l’angolo. I nostri – per l’occasione in maglia bianca – pazientemente “allungano” gli avversari per trovare spazi alle spalle della mediana verde: passano i minuti e aumenta la presenza italiana nella trequarti avversaria. Ciononostante si va al riposo sullo 0-0, come a Lucerna dove incrociano i tacchetti elvetici e bulgari. Nella ripresa, mentre Donnarumma dice no al rigore in movimento di Seville, sull’altro campo i rossocrociati passano per due volte (finirà 4-0). Sussulto all’ora di gioco: Chiesa per Berardi, sfera restituita allo juventino il cui mancino a giro termina di poco sul fondo. Prendiamo campo, ma non arriva il tanto atteso cambio di marcia: se nei primi 45′ a mancare è stato l’ultimo passaggio, ora gestiamo uno sterile possesso palla a 30 metri dalla porta di casa. Al minuto 80 e – soprattutto – allo scadere rischiamo addirittura di capitombolare.

Gli spareggi: due sfide a gara secca

Ci classifichiamo secondi in un girone che era solo da vincere. Non è ancora finita quindi: ora a dividerci dalla ventiduesima edizione dei campionati mondiali di calcio sono gli spareggi, che mettono a disposizione alle nazionali Uefa altri 3 posti. Sorteggio il 26 novembre, semifinale 24/25 marzo ed eventuale finale 4 giorni più tardi.

Nelle ultime uscite gli azzurri sono sembrati mentalmente distanti da quel gruppo “magro e famelico” che ci ha portato sul tetto d’Europa. Mancini, Vialli, Evani, fino a capitan Bonucci e Chiesa: a fine gara le facce della truppa azzurra sono eloquenti. Per ricacciare indietro questo principio d’involuzione bisogna trasformare la legittima delusione in rabbia, la quale diventerà – di qui ai primi giorni di primavera – carica positiva. Il campo ha dato il suo (parziale) verdetto, come è giusto che sia: ogni conquista va combattuta e sudata. C’è un tricolore da onorare senza soluzione di continuità: teniamolo bene a mente.

Marco Battistini

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