adozioni gayRoma, 23 dic – La Corte di Appello di Roma ha confermato oggi la sentenza del Tribunale dei Minorenni di un anno e mezzo fa che riconosceva l’adozione di una bimba da parte di una coppia di donne omosessuali, di cui una la madre biologica.

Le due donne infatti avevano deciso per la fecondazione eterologa assistita nel 2003, pratica illegale in Italia ma non in alcuni paesi esteri come la Spagna, ed hanno avuto una bambina che per la legge italiana non può essere riconosciuta come figlia della coppia.

Il Tribunale dei Minorenni di Roma nell’agosto del 2014 aveva accolto il ricorso della coppia, sposata all’estero, per adottare la bambina secondo un meccanismo non consentito in Italia che prende il nome di “stepchild adoption”, ovvero l’adozione di un bambino da parte del convivente del genitore biologico.

“La decisione della Corte d’Appello di Roma – commenta la senatrice del PD Monica Cirinnà, relatrice della legge sulle Unioni civili in commissione Giustizia- indica che la soluzione che abbiamo identificato per garantire alle famiglie arcobaleno l’estensione della responsabilità genitoriale è un primo passo importante per assicurare la tutela di tanti bambini, come gli stessi tribunali italiani stanno riconoscendo”.

In realtà siamo davanti all’ennesimo caso in cui un tribunale, ovvero il potere giudiziario, si sostituisce al legiferatore, il Parlamento che detiene il potere legislativo, nello stabilire cosa sia possibile o no mettere in pratica in Italia in barba a quelle che sono le norme del diritto, pratica che viene spesso giustificata dagli intellettuali di turno sostenendo che sia necessaria qualora nell’impianto delle leggi sia presente un “vuoto” come in questo caso, ma che in realtà rappresenta solamente l’ennesimo caso di ingerenza della magistratura nella politica del Paese.

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