variante di valico a1 lavoriRoma, 24 dic – In pompa magna, alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi e di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, è stata inaugurata la variante di Valico, il nuovo troncone di autostrada che affiancherà l’esistente A1 nel tratto appenninico Bologna-Firenze.

“Oggi è arrivato il giorno che sembrava non dovesse arrivare mai, che manda in soffitta i professionisti del ‘tanto non ce la farete mai’, del piagnisteo e della lamentazione, è il giorno che sembrava talmente lontano l’anno scorso”, ha annunciato trionfante Renzi. “Grande emozione: finalmente si inaugura la variante di valico. Non ci credeva più nessuno, ma #italiariparte“, ha commentato sempre il premier via Twitter. C’è però qualcosa che non torna nel ragionamento. Com’è noto a chiunque è capitato di sentire le informazioni sul traffico (code “fra Pian del Voglio e Rioveggio” e “fra Roncobilaccio e Barberino” sono ormai un mantra), il nodo appenninico è famoso per essere  una vera e propria strettoia nella quale l’Italia si spacca sostanzialmente in due. La necessità della variante di Valico, capace di quasi raddoppiare la portata del tratto autostradale, non è quindi in discussione. Se mai, fa sorgere più di qualche dubbio il fatto che possa davvero rappresentare un modello.


Correva l’anno 1985 quando i primi progetti furono avviati. Sono dunque serviti trent’anni fra progettazione e costruzione (10 anni di lavori) per costruire i 65 km: fa, in media, poco più di duemila metri l’anno. Non proprio un ruolino di marcia da ripartenza sprint. Oltre a questo, il tema dei costi: dai preventivati due miliardi e mezzo di euro si è passati agevolmente ai sette finali, comprensivi dei lavori di compensazione che ormai fanno parte strutturale e parassitaria di ogni grande opera, con i comuni capaci di fare il bello e il cattivo tempo mentre intascano il pizzo. Come se non bastasse, c’è ancora il rischio è che si ripresentino gli atavici problemi. La variante termina infatti a Barberino, dove si conclude il raddoppio e si torna alle due corsie per senso di marcia fino a Firenze Nord, quando la carreggiata si riallarga alle canoniche tre. I lavori per l’ampliamento sono in corso ma non si concluderanno – stando almeno al cronoprogramma – prima di metà 2017. Sino ad allora, bentornati nell’imbuto che continua a strozzare l’Italia.

Filippo Burla

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