charbParigi, 18 ott – “La verità sull’attentato a Charlie Hebdo è ancora lontana”. A parlare non è qualche oscuro teorico del complotto, bensì Valérie M., l’ex compagna di Charb, alias Stéphane Charbonnier, il fumettista diventato direttore della celebre rivista satirica nel 2009 e morto anche lui negli attentati dello scorso 7 gennaio.

In un’intervista esclusiva a Le Parisien, la donna al cui fianco Charb si è svegliato quel maledetto giorno di inizio anno rivela particolari inquietanti circa quella strage.


Valérie aveva una storia con Charb dal 2010, anche se, precisa, lui “rigettava l’idea stessa di una relazione seria” e quindi “la nostra storia, come quelle che lui ha potuto avere con altre donne, non aveva niente di esclusivo”.

Di sicuro i due hanno passato insieme gli ultimi tre giorni prima dell’attentato. E charlie hebdo 3proprio la mattina del 7 gennaio è successo qualcosa che ha turbato il fumettista: “Avevamo passato la notte da lui, nel quartiere di Montorgueil. Appena alzato, Charb è partito per cercare dei croissant in una boulangerie. Al ritorno, però, aveva l’aria preoccupata: mi ha raccontato di aver visto sotto il suo palazzo una vettura nera con i vetri oscurati, di marca Peugeot o Renault, non ricordo precisamente. Non era il tipo da turbarsi per un nonnulla, ma quella cosa lo aveva sconvolto. Continuava a ripetere: ‘Che strana quella macchina’. […]. Chi c’era in quella macchina? I fratelli Kouachi? Dei complici? Io ho parlato di questo episodio ai poliziotti che mi hanno interrogata e ho scritto al giudice per ricordagli di questo elemento, ma non ho ricevuto risposte”.

Secondo Valérie, i conti di Charlie Hebdo erano disastrosi: “Nell’autunno del 2014, la salute finanziaria del giornale era catastrofica. Charb mi diceva che doveva trovare 200mila euro prima della fine dell’anno per non chiudere Charlie Hebdo Sharia Hebdobottega nel 2015. Gli appelli alle donazioni non erano stati sufficienti per aggiustare i conti. Lui si è messo a cercare fondi un po’ dappertutto, senza parlarne troppo ai suoi compagni di Charlie per non spaventarli. In questa ricerca, era stato messo in relazione con molte persone differenti, tra i quali degli uomini d’affari del Vicino Oriente, con cui passava delle serate. Non ha mai voluto dirmi chi fosse l’intermediario che gli permetteva di incontrare queste persone. Ne parlava semplicemente dicendo ‘il mio contatto’. Rientrando da queste serate, scherzava dicendo che aveva fatto colpo, che questa gente era capace di darti 100mila euro con altri ne danno 10. Non ho mai saputo chi fossero questi ricchi uomini d’affari”.

In ogni caso, quei colloqui sembravano essere andati a buon fine: “La sera prima dell’attentato – continua l’ex compagna del direttore di Charlie – Charb mi ha detto che era riuscito a trovare i soldi mancanti. Gli ho chiesto in che modo e lui mi ha risposto: ‘Le serate in cui ho fatto colpo con quei ricchi dignitari, ebbene la cosa ha finito per dare i suoi frutti’. Non ho cercato di saperne di più”.

Nel racconto non manca un misterioso furto con scasso: “Il sabato successivo al dramma, sono tornata a casa con il fratello di Charb e qualche amico nel suo appartamento. Abbiamo scoperto che in casa c’era statokouachi qualcuno, che delle cose erano state portate via, tra le quali dei disegni e il suo computer portatile. Mi sembrava indispensabile ritrovare questo portatile che contiene sicuramente delle informazioni utili all’inchiesta. Mi sorprende che i poliziotti che raccolto la mia testimonianza non abbiano avuto l’aria di interessarsi a questo elemento. Un furto con scasso in casa di un defunto, qualche giorno dopo il dramma, non merita forse un’inchiesta approfondita?”.

Insomma, ci sono tutti gli elementi per una trama da film di spionaggio. Ma questo non è un film e i particolari rivelati dalla donna potrebbero aprire piste inquietanti. Cosa ci sarà di vero? Le Parisien, nel tentativo di accertare se le rivelazioni di Valérie corrispondano al vero, ha svolto indagini su altri membri dello staff del giornale.

Patrick Pelloux, giornalista di Charlie e amico di Charb, spiega: “Mi aveva detto che mancavano effettivamente 200mila euro nelle casse. So anche che si dava da fare per trovare i soldi, anche se era molto discreto su questo fatto. Mi ha detto che vedeva gente ricca, banchieri, uomini d’affari, ma non ho saputo chi di preciso. In ogni caso, una volta mi aveva detto ridendo che alcune di queste persone che incontrava non erano esattamente nello spirito del giornale. Ma che non gli importava, il punto era solo salvare Charlie”.

Un altro suo amico, interpellato da Le Parisien e deciso a restare anonimo, ha confermato tali contatti e ha aggiunto: “Ciò che è sicuro è che negli ultimi giorni si felicitasse che la compagna di donazioni dei lettori avesse ben funzionato, con un incasso si circa 170mila euro”.

Un altro membro della squadra di Charlie, anch’egli deciso a restare anonimo, è invece scettico: “Non ci credo affatto, lo statuto di Charlie autorizza solo donazioni e impedisce ogni investimento esterno ai dipendenti del giornale. Mi sembra difficile immaginare uno di questi ricchi uomini d’affari che mette dei soldi in un’impresa sapendo che il suo investimento non avrà il minimo ritorno”.

Giorgio Nigra

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  1. Non dimentichiamo il segreto di stato che ha impedito ai magistrati di continuare le indagini. Ormai Hebdo è storia chiusa, secretata. Forse il fatto gli inquirenti iniziavano a collegare le armi ai servizi segreti francesi ha influito?

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