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Roma, 8 mag – In tutta Italia proseguono le proteste di commercianti, ristoratori, partite Iva e imprenditori fortemente penalizzati dal Dpcm del governo. Tra chi è sceso in piazza e chi ha promosso altre iniziative eclatanti, prevale la consapevolezza di non poter reggere ancora a lungo l’urto del lockdown prolungato (sembra ossimorico ma purtroppo non lo è). Oggi a Napoli un’altra categoria di lavoratori ha manifestato la propria rabbia. Decine di ambulanti (circa 200 persone) rappresentanti di fiere e categorie mercatali, hanno inscenato questa mattina una forte contestazione davanti alla sede della Regione Campania.

La richiesta è chiara: pretendono certezze dalle istituzioni e immediata riapertura in sicurezza delle proprie attività. Gli ambulanti hanno gridato “dignità, dignità” e invocato l’erogazione di sussidi stabili oppure soluzioni occupazionali. L’unica alternativa, per loro, è la riapertura dei mercati. Un messaggio quindi cristallino: o ci aiutate a non fallire fornendoci liquidità oppure dateci la possibilità di lavorare. Tertium non datur. La protesta è stata promossa da Unva, Unione nazionale venditori ambulanti, e il gesto più d’impatto – a simboleggiare la drammaticità della situazione  che stanno vivendo questi lavoratori – è rappresentato da una bara di cartone da loro portata in piazza.

Lavoro e dignità

“La situazione è drammatica e non si risolve certo domani, occorrono interventi immediati ed efficaci, non certo l’una tantum da 600 euro“, hanno affermato gli ambulanti. E ancora: “Vogliamo rispettare le regole ma in queste condizioni stiamo rischiando di fallire tutti. Le nostre attività, in tutte le aree mercatali, sono pronte ad essere modificate per rispettare le distanze sociali. Siamo i primi a voler tutelare la nostra salute e quella dei clienti, ma adesso è venuto il momento di darci risposte. Vogliamo lavoro e dignità”. Particolarmente significativo uno striscione: “Ambulanti colpiti dal virus affondati dallo Stato”.

Alessandro Della Guglia

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