piero macchi
Piero Macchi, fondatore e proprietario della Enoplastic, scomparso l’estate scorsa

Varese, 9 gen – Piero Macchi se n’è andato, all’età di 87 anni, lo scorso luglio. Nel 1957 aveva fondato la Enoplastic, leader nella produzione di capsule, tappi e delle chiusure per l’industria del vino. Oggi l’azienda, che a sede a Bodio Lomnago, conta 280 dipendenti in Italia e filiali in quattro continenti. Una realtà che, nonostante la globalizzazione, è riuscita a rimanere radicata nel territorio di origine e dal quale trae buona parte della propria forza vitale: fra i lavoratori si contano intere famiglie, così come probabilmente una vera famiglia è l’azienda stessa.

E’ stato probabilmente questo spirito ad animare il fondatore che, prima di morire, ha disposto un lascito: un milione e mezzo di euro, che sono stati distribuiti – a seconda del ruolo e dell’anzianità di servizio – fra tutti i dipendenti, che hanno ricevuto l’assegno fuori busta come gratifica natalizia. “È stato un gesto di riconoscenza di mio padre nei confronti delle persone che lavorano nella nostra azienda, alcune delle quali da moltissimi anni. Intere famiglie sono state e sono impiegate in Enoplastic. La nostra, nonostante i numeri siano cresciuti nel corso degli anni, è sempre rimasta una grande famiglia dal 1957 a oggi. Il lascito testamentario di mio padre è stato fatto con questo spirito. Forse a qualcuno il gesto ha cambiato la vita e questo era in fondo lo scopo“, ha spiegato la figlia di Macchi, Giovanna, commentando la decisione del padre. “Tanto io quanto mia madre avremmo voluto che rimanesse un gesto privato, sono stati i dipendenti stessi a divulgarlo. Evidentemente hanno voluto esternare in questo modo la loro gratitudine nei confronti di papà”, ha commentato sempre la Macchi.

Insieme alla speciale gratifica, nella busta era presente una lettera scritta dalla vedova. Ne riportiamo integralmente il testo:

“Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente con altri impieghi.
Luigi Einaudi

Cari Collaboratori,

questa frase del presidente Einaudi nonostante abbia più di 60 anni ancora oggi è forse la più bella descrizione del VERO imprenditore.
Credo che mio marito fosse così. Un uomo innamorato della sua Azienda che era ed è la sua creatura.
Lui aveva ben presente che non tanto le mura e i macchinari, quanto le persone sono l’Azienda. E se le Donne e gli Uomini che ci lavorano amano e credono nel proprio lavoro fanno prosperare l’Azienda e costruiscono il loro futuro.
Lui ha sempre pensato a tutti coloro che hanno costruito con lui questo lungo percorso di fatica e di successi e, anche quando la malattia cominciava a minare la sua forza, tra i pensieri più assillanti c’era quello di trovare il modo più giusto per dimostrare a tutti i Collaboratori la propria riconoscenza.
Ci ha pensato lungamente consultandosi anche con le persone più vicine ma alla fine, come sempre, ha deciso lui in prima persona, assumendosi la responsabilità della scelta.
Con questo gesto personale ha voluto ringraziare non il singolo individuo ma l’intera ‘squadra’ perché solo il collettivo che si muove nella stessa direzione può far prosperare l’azienda e accrescere l’orgoglio di chi in essa opera.
Questo deve essere lo spirito di partecipazione di coloro che quotidianamente lavorano in Enoplastic e solo così potrà essere raccolta l’eredità di un uomo che ci ha sempre creduto.

Macchi Carla”

Filippo Burla

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