Roma, 16 nov – Dopo oltre un anno e mezzo di latitanza, nella giornata di ieri è stato arrestato nella regione del Punjab, nel Pakistan orientale, Shabbar Abbas, padre di Saman Abbas, con l’accusa dell’omicidio della figlia stessa, scomparsa la notte dello scorso 30 aprile 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. L’arresto del capofamiglia si va ad aggiungere a quelli già avvenuti di altri tre membri della famiglia, accusati anche loro di omicidio: lo zio Danish Hasnain (considerato l’esecutore materiale del delitto), insieme ai due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq.

L’arresto dopo la latitanza del padre di Saman Abbas

Shabbar Abbas era stato rinviato a giudizio in seguito alle indagini della Procura di Reggio Emilia e dei carabinieri in concorso con la moglie, Nazia Shaheen, ancora latitante, e ai parenti attualmente in carcere in Italia. Nei confronti dei due genitori c’è una richiesta di estradizione per l’uccisione della diciottenne. Nelle scorse ore era stato anticipato l’arresto del padre per una frode ad un connazionale di circa 5 milioni di rupie pakistane, equivalenti a 20mila dollari, secondo i giornalisti ora in Pakistan “si procede solo per frode, ma la polizia pakistana afferma che se ci saranno passi ufficiali da parte dell’Italia, sarà interrogato e accusato anche per la morte della figlia Saman”.

Uccisa per aver rifiutato un matrimonio combinato

Il brutale omicidio della giovane Saman era avvenuto in seguito al rifiuto della ragazza di sottostare ad un matrimonio combinato dalla sua famiglia. Poco più di un mese dopo la scomparsa della diciottenne, il padre confessò il delitto durante una telefonata a un parente in Italia: “Ho ucciso mia figlia”, disse ormai arrivato nella sua terra natale. La vicenda della povera Saman si era consumata nell’assordante silenzio da parte di tutte le femministe, sempre pronte ad inveire contro la famiglia tradizionale e al fantomatico patriarcato, ma che in questa occasione non hanno trovato parole.

Andrea Grieco

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