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TERRORISTA TUNISINORoma, 15 nov – È stato arrestato in Sudan Moez Fezzani, 46 anni, conosciuto come Abu Nassim e considerato tra i reclutatori dell’Isis in Italia. Nato a Tunisi nel 1969, Fezzani avrebbe fatto parte, tra il ’97 e il 2001, di una cellula del “Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento” con base a Milano che reclutava uomini da inviare nei Paesi in guerra.

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La sua è una storia emblematica, fatta di arresti, inchieste, fughe, e incroci con tutti i luoghi cardine del terrore globale. Arrivato a Milano a vent’anni, aveva trovato lavoro nell’edilizia, ma l’incontro con un predicatore reduce dalla Bosnia lo aveva instradato sulla via dell’integralismo. Il suo appartamento milanese, in via Paravia 84, era divenuto il crocevia di un viavai di jihadisti. Nel 1997 era stato sorpreso a smerciare banconote false in bar e negozi tra Milano e Cremona. Nel 1998 la Procura e la Digos facevano scattare una delle prime retate di jihadisti in Italia, ma Fezzani riuscì a fuggire e divenne latitante. Finirà per farsi beccare in Pakistan, dov’era stato arrestato con documenti falsi. Poi di lui si erano perse le tracce.

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Era stato rintracciato nel 2009 quando era finito tra i detenuti di Guantanamo dopo aver passato sette anni nel carcere americano di Bagram, in Pakistan. Fatto rientrare in Italia con un accordo tra Italia e Usa, era stato processato. Ma nel 2012 era stato assolto in primo grado perché considerato dai magistrati “un ideologo, non un combattente” (!), anche se il Viminale aveva deciso di espellerlo lo stesso in quanto soggetto pericoloso. Mentre veniva trasferito a Malpensa, Fezzani si era preoccupato da solo di smentire la tesi innocentista dei giudici, lanciandosi fuori dall’auto della polizia e riuscendo a far perdere per qualche giorno le sue tracce. Poco dopo era stato catturato a Varese. Messo su un aereo per la Tunisia, si era unito ai jihadisti: nell’autunno 2013 era andato a combattere in Siria con l’Isis, mentre l’anno successivo si era stabilito in Libia, dove era diventato uno dei responsabili di un campo di addestramento nella zona di Sabratha, dove Fezzani era la più alta figura di riferimento del Califfato.

Poco dopo alcune carte trovate a Sirte in un covo dell’Isis lo davano come reclutatore in Lombardia. Sembra che abbia partecipato all’organizzazione degli attentati al Museo del Bardo e all’Hotel Imperia di Sousse, mentre alcune indiscrezioni lo danno implicato nel sequestro dei tecnici italiani Gino Pollicardo, Filippo Calcagno, Salvatore Failla e Fausto Piano, che costerà la vita agli ultimi due. Nel 2014 è stato condannato definitivamente a 6 anni a Milano per associazione per delinquere con finalità di terrorismo. Ora sarebbe stato individuato in Sudan grazie al lavoro delle due agenzie di intelligence italiane. Lo scorso agosto il giornale Libya Herald annunciò la sua cattura, ma la notizia si rivelò falsa. A smentire il giornale libico fu l’osservatorio almarsad.co in un articolo scritto proprio sul terrorista tunisino. L’intelligence italiana smentì poi la notizia della cattura. Che è invece avvenuta invece ieri.

Adriano Scianca

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