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Roma, 12 nov – Immaginatevi una sentenza di un giudice che motiva una condanna parlando di “pericolosa deriva progressista” oppure di “pericolosa deriva liberal”. Non ve la immaginate? Giustamente, perché comunque la si pensi sarebbe scandaloso condannare qualcuno per idee politiche sgradite al magistrato di turno. Saremmo i primi a ritenere del tutto inaccettabile una sentenza di questo tipo, anche se a farne le spese fossero i nostri avversari politici. Per questo siamo sobbalzati dalla sedia quando abbiamo letto che il Gup Manuela Cannavale ha punito il “Presente!” dello scorso anno per Sergio Ramelli, un ragazzo di 19 anni ucciso a sprangate da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975, perché a suo avviso rientra in una “pericolosa deriva sovranista”.

Pregiudizio ideologico?

Assurdo e inaccettabile. Come fatto notare dal vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, “se il Gup scrive ciò ha confuso le cose, magari ha scambiato una sentenza con un trattato politico che ha poco a che fare con la realtà di quei fatti legati a Ramelli, ai successivi cortei e a questioni di derive sovraniste che nulla c’entrano. Rimango basito”. Già, oltretutto evidentemente il giudice non ha neppure considerato le sentenze della Cassazione penale numero 28298 e 1138 del 2016 e la 8108 del 2017, che stabilisco un principio chiarissimo secondo cui “deve escludersi la rilevanza penale di manifestazioni quali il saluto romano, la chiamata del presente e l’uso di croci celtiche che, pur essendo certamente di carattere fascista, sono state poste in essere esclusivamente come omaggio ai defunti commemorati, non avendo alcuna finalità di restaurazione fascista”. C’è dunque un pregiudizio ideologico alla base della condanna per chi a Milano, il 29 aprile 2019, ha commemorato Sergio Ramelli? Vorremmo sperare di no, ma come da adagio a pensar male qualche volta ci si azzecca.

Gli immigrati assolti

Curiosamente, lo stesso giudice che parla di “pericolosa deriva sovranista”, è lo stesso che a febbraio 2019 assolse per totale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti, il 32enne camerunense Frankline Njuakeh. Quest’ultimo era arrestato il 23 gennaio 2018 per tentato omicidio: aveva rifilato tre sprangate alla testa, senza alcun motivo, a un passante di nazionalità serba che stava tranquillamente aspettando il tram a Milano. I legali del cittadino serbo spiegarono pure che il loro assistito aveva “perso l’udito dall’orecchio destro” e il “senso del gusto e la mobilità del braccio sinistro” erano stati gravemente compromessi. Ma nulla, il camerunense venne assolto dal gup Manuela Cannavale.

Ma non è tutto, perché più di recente – esattamente lo scorso settembre -, un 31enne del Bangladesh che il 12 agosto 2019 sempre a Milano aggredì e ferì in varie parti del corpo con un coccio di bottiglia una donna di 64 anni, è stato assolto per incapacità di intendere e di volere. Decisione presa anche in questo caso del Gup Manuela Cannavale, che non ha applicato neppure la misura di sicurezza di due anni in una Rems come chiesto dalla Procura. Com’era la storia della “pericolosa deriva sovranista”?

Alessandro Della Guglia

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1 commento

  1. Qui di pericoloso c’è una cosa soltanto: quel GUP.
    Naturalmente né Consiglio Superiore della Magistratura né il suo Presidente avanzeranno dubbi.

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