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Roma, 27 mag – Un calo di fatturato del 70%. E’ questo il disastroso bilancio della prima settimana di riapertura del settore ristorazione (bar, ristoranti, pizzerie, pub). Un tragedia, e secondo gli esperti nei prossimi giorni non andrà meglio. Tra clienti che ancora scarseggiano, assenza di turismo, i maggiori costi di gestione e le spese per riapertura, sanificazione e adeguamenti degli esercizi commerciali alle misure contro il coronavirus, gli introiti sono colati a picco. Lo rivelano i dati della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, dandoci il primo assaggio della terribile crisi che il lockdown ha causato alla nostra economia, in particolare alla media e piccola impresa.



La vera ripartenza, spiega la Fipe, è prevista solo in autunno. Tante le motivazioni che tengono gli italiani lontani dagli esercizi di ristorazione: il turismo ancora in ibernazione, lo smart working che tiene a casa milioni di lavoratori pendolari, ma vi è di più: i nostri connazionali hanno paura. Mesi di emergenza, le severe norme di distanziamento e, non ultime, le ultime bordate di vero e proprio terrorismo sanitario, hanno fatto desistere molti abitanti dello Stivale dall’uscire a pranzo o cena.

Questi e altri dati emergono dal questionario che la Fipe ha sottoposto ai propri iscritti, chiedendo di tracciare un bilancio dei primi giorni di riapertura delle attività. Ebbene, ben  7 intervistati su 10 non prevedono miglioramenti nei prossimi giorni. «Purtroppo la prospettiva di breve-medio termine è negativa, non c’è dubbio – spiega all’Huffington Luciano Sbraga, vicedirettore di Fipe nonché direttore del Centro studi –. I motivi sono almeno tre. Prima di tutto, la mancanza di turisti: per tante attività è fondamentale, non penso solo alle località balneari ma ai bar e ristoranti dei centri storici delle nostre città, che purtroppo col blocco delle frontiere sono mezzi vuoti. Poi c’è la questione smart working: manca il pendolarismo di quei lavoratori che vanno in uffici pubblici o privati e si fermano a pranzare. Per tanti bar questo è un business importante». Inoltre, il coronavirus ha mutato radicalmente le abitudini degli italiani: «c’è anche una sorta di cambiamento di stile di vita» nel doversi attenere alle «regole post-Covid: penso alle classiche tavolate in pizzeria o trattoria, che non vedremo più per un bel po’ di tempo».

Secondo il sondaggio Fipe, l’80% dei ristoratori è convinto che il calo dei clienti sia dovuto alle misure di distanziamento sociale. Misure che ci accompagneranno fino alla fase 3; una fase di cui ancora non conosciamo le tempistiche di entrata in vigore. «Infatti non ci aspettiamo grandi cose per questa estate, non ci sarà una vera ripartenza – è l’amara previsione di Sbraga –. Basti pensare che solamente il 16% degli italiani ora prevede di andare in vacanza, quando negli anni precedenti la percentuale di solito era superiore al 60%. Un miglioramento ce lo aspettiamo a settembre, più in generale in autunno». Sempre, però, epidemia permettendo: «A patto però che non arrivi una seconda ondata di Covid. Ecco, quello è il vero pericolo: sarebbe il colpo finale per il settore, non ci riprenderemmo più», avverte. «Dirò di più: meglio andare con calma adesso, magari evitare una movida prematura e poter ripartire con slancio dopo l’estate». L’Italia degli esercizi commerciali non sopravviverebbe ad un altro lockdown. Questo è certo.

Cristina Gauri



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