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Bergamo, 19 mar –Ennesimo brutto colpo di scena per Bergamo. L’ospedale da campo dell’Associazione nazionale alpini alla Fiera di Bergamo, a supporto degli ospedali locali per far fronte alle emergenze coronavirus, non vedrà – per ora – la fine del suo allestimento e l’entrata in funzione. Lo stop, richiesto in una nota, firmata dal direttore generale territorio e protezione civile di Regione Lombardia Roberto Laffi, è stata inviata nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo a Sebastiano Favero, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini, e Sergio Rizzini, direttore generale della Sanità Ana, oltre che al capo della Protezione Civile Giulio Borrelli e alla direzione generale Welfare.



Gestione schizofrenica

L’installazione della struttura campale, si legge nella nota, “potrà essere ripresa non appena si renderà disponibile il personale medico necessario per la gestione sanitaria della stessa. Sarà nostra cura informarvi tempestivamente non appena si determineranno le suddette condizioni”. Così, la stessa Regione Lombardia che aveva dato l’ok al progetto, ora fa schizofrenicamente marcia indietro. Non ci sono abbastanza medici per dare inizio al progetto, quindi: una doccia fredda per tutti gli operatori impegnati, nei giorni scorsi, a mettere in moto a tempo di record la macchina organizzativa che avrebbe consentito agli ospedali bergamaschi di “tirare il fiato” in piena emergenza coronavirus.

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La denuncia del sindaco

A denunciare lo stop della Regione è stato ieri sera il sindaco orobico Giorgio Gori in un post su Facebook. «Ieri la Regione Lombardia ha dato il via libera alla realizzazione dell’ospedale da campo dell’Ana alla Fiera di Bergamo. Il Governatore Fontana ha scritto al ministro Speranza e al Capo della Protezione Civile, quest’ultimo ha ufficializzato la notizia e le istituzioni bergamasche sono state mobilitate – spiega Gori. – Il progetto è quello di luogo di cura sub-intensiva per circa 100 pazienti e di assistenza pre-dimissione per altrettanti. Mobilitati per la costruzione gli alpini dell’Ana e 75 infermieri e 30 medici in arrivo dalla Cina per gestire la struttura». Prosegue Gori: «Stasera la doccia fredda: il direttore della Protezione Civile di Regione Lombardia chiede di sospendere l’installazione della struttura “che potrà essere ripresa quando si renderà disponibile il personale medico necessario”. Ma come??!».

Preoccupante confusione

Gori non si spiega la retromarcia e attacca: «La richiesta di sospensione, arrivata come una doccia fredda, è un preoccupante segno di incertezza e di confusione nella gestione di un’emergenza che richiede idee chiare e decisioni certe. Solo ieri la Regione Lombardia ha comunicato a tutti il “via” all’operazione dell’ospedale da campo – assolutamente necessaria per dare respiro ai presidi ospedalieri bergamaschi travolti dall’emergenza Covid19. Era chiaro a tutti che un ospedale da campo si poteva realizzare solo avendo certezza rispetto alla disponibilità del personale necessario – medici e infermieri – e delle attrezzature mediche. Se questa certezza non c’era, e a leggere la comunicazione del Direttore Generale della Protezione civile della Regione si capisce che ancora non c’è, non si doveva far partire la macchina, mobilitare risorse, esporre i vertici nazionali della Protezione Civile e le istituzioni locali».

Conclude il sindaco: «Mi auguro vivamente che si tratti solo di uno stop temporaneo e che la soluzione si trovi nelle prossime ore. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII è allo stremo è ha assolutamente bisogno di rinforzi o di una struttura di appoggio come quella pensata per la Fiera».

Cristina Gauri

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