Bergamo, 18 mar – A Bergamo situazione sempre più drammatica. Fonti ospedaliere hanno confermato ieri sera che all’ospedale Papa Giovanni XXII sono terminati gli 80 posti letto di terapia intensiva riservati ai pazienti ricoverati in gravi condizioni respiratorie per il Coronavirus. Da ora in avanti, per chi arriva con sindrome da distress respiratorio acuto e necessita quindi di ventilazione artificiale e ossigeno, sarà attivata la rete delle terapie intensive italiane. Questo significa trasferimento d’urgenza in uno dei tanti punti della Penisola in cui vi sono ancora disponibili slot di rianimazione.



Gli sforzi dell’Asst

Nel pomeriggio di ieri è avvenuto il primo trasferimento di un paziente grave in un’altra struttura. Intanto, gli sforzi dell’Asst hanno consentito la creazione, sempre al Papa Giovanni di 12 nuovi posti letto di degenza in un reparto che finora non era stato interessato dalla riorganizzazione. Una provvisoria soluzione-tampone che si aggiunge ai 370 occupati dai contagiati da coronavirus, agli 80 posti in intensiva e a quelli con pazienti in attesa di tampone. Si tratta di oltre 400 pazienti, compresi i ricoverati a San Giovanni Bianco, in Valle Brembana. La situazione al Pronto Soccorso rimane al collasso, con 39 ricoveri registrati nella giornata di lunedì e 6 trasferimenti all’Istituo Palazzolo e le stesse cifre replicate ieri. 

Nuovi rinforzi e assistenza psicologica

Lunedì la struttura del Papa Giovanni ha visto l’arrivo di personale militare e 12 nuovi operatori della Croce Rossa, di cui 4 infermieri, ma i numeri sono in continua evoluzione e altra forza lavoro è attesa nelle prossime ore. I medici e gli psicologi del Dipartimento di Salute Mentale e della Psicologia sono in prima linea nell’offrire supporto psicologico agli operatori, piegati da turni di lavoro massacranti e una situazione oggettivamente difficile da gestire dal punto di vista emotivo. “Oggi sono iniziati anche degli incontri di debriefing – ha spiegato il direttore sociosanitario Fabrizio Limonta –, con 5/6 persone al massimo e nel rispetto delle norme di sicurezza. Si tratta di un contributo per cercare di alleviare la pressione a cui tutti i nostri operatori sono sottoposti da settimane”.

Cristina Gauri

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