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Reggio Emilia, 15 gen – “E allora Bibbiano?”, era l’odiosa, sarcastica domanda posta da chi sosteneva l’assoluta liceità del sistema di affidi portato avanti dai servizi sociali della val d’Enza, finito al centro dell’indagine Angeli e Demoni: un’indagine che l’estate scorsa ha dato la stura al calderone di orrori degli “affidi di Bibbiano” sui quali la polemica – prima di tutto politica – ha imperversato per mesi. “Mi sembra assurdo che si debba parlare ancora di Bibbiano, qui si ragiona con la testa, non con la pancia” aveva sentenziato il leader delle sardine Mattia Santori. Come lui, mille altri – soprattutto nelle fila del Pd – a difendere a spada tratta l’innocenza degli operatori sociali coinvolti nelle indagini e il sindaco dem di Bibbiano, Andrea Carletti. 

108 capi di imputazione

Ebbene, la procura ha chiuso ieri le indagini di Angeli e demoni: i carabinieri di Reggio Emilia hanno notificato ieri a 26 persone l’avviso di fine indagine dell’inchiesta, atto che prelude una richiesta di rinvio a giudizio. I capi di imputazione contestati dalla Procura reggiana salgono da 102 a 108. Tra gli indagati rimane anche Andrea Carletti, a cui il Riesame ha appena ritirato la misura cautelare che prevedeva l’obbligo di dimora nel suo comune di residenza, Albinea.

I reati contestati

I reati contestati sono, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Scatta ora il periodo di 20 giorni di tempo per gli interrogatori a cui saranno sottoposti gli indagati, poi la Procura sarà chiamata a decidere se procedere con le richieste di rinvio a giudizio. Per un indagato c’è il consenso alla richiesta di patteggiamento, con l’udienza fissata il 27 gennaio davanti al gup.

Tutto confermato

Le ipotesi accusatorie sono tutte confermate, al Pd rimane poco da contestare. il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini scrive, in riferimento alla chiusura indagini: “La massiccia attività istruttoria” effettuata mediante consulenze, interrogatori, analisi dei documenti, ha reso possibile “non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal gip in fase cautelare“, ma anche “di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal gip stesso in fase di emissione misura e anche di individuare nuove fattispecie”.

Particolari da film horror

Sono diversi i dettagli, simili a quelli di un film horror, emersi dalle indagini; come quelli che riguardano il “lavoro” della psicoterapeuta Nadia Bolognini, che secondo l’accusa si travestì da lupo o da altri personaggi “cattivi” delle fiabe, per poi terrorizzare un bambino rincorrendolo all’interno del proprio studio “col dichiarato fine di punirlo e di sottometterlo”. Finito il “gioco”, la Bolognini costringeva il bimbo ad associare la figura del lupo cattivo al compagno della madre, finito in un’inchiesta su presunti abusi sessuali. Le accuse per la psicoterapeuta sono di aver “alterato lo stato psicologico di minori” e di aver utilizzato, in alcuni casi, la “macchinetta dei ricordi”, strumento a impulsi elettromagnetici il cui uso non è mai stato riconosciuto dall’ordine degli psicologi in Italia.

Regali spariti

Le indagini hanno consentito il ritrovamento di lettere e regali delle famiglie naturali dei bimbi, consegnati ai servizi sociali e mai recapitati ai bambini in affido. Questa pratica sistematica faceva parte del modus operandi dell’organizzazione, che mirava ad instillare nei bambini la convinzione che i genitori naturali si fossero dimenticati di loro. Si legge in una chat di gruppo trovata sul telefono sequestrato di uno degli operatori: “Avviso tutti i colleghi che i pacchi con i regali per bambini allontanati dalle famiglie continuano ad aumentare e siccome non vengono consegnati per diversi motivi, anche nella maggior parte dei casi perché è meglio non farli avere ai bambini. Direi che la regola per il 2019 è quella che, per salvare capre e cavoli, diciamo ai genitori che il servizio non accetta alcun pacco da consegnare ai propri figli”.

Tre i capi d’imputazione nei confronti di Claudio Foti, il guru della “Hansel e Gretel”. L’accusa nei confronti è di concorso in abuso d’ufficio alla quale si sono aggiunte, sulla base delle registrazioni acquisite delle sedute con alcuni minori, frode processuale e lesioni personali gravissime.

Cristina Gauri

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