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Bimba marocchina picchiata e usata come schiava dalla matrigna: orrore a Torino

by Cristina Gauri
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bimba marocchina

Roma, 20 lug — Una bimba marocchina trattata come una sguattera, come una figlia di serie b rispetto alla sorella: alimentata a cibi scaduti, picchiata, umiliata e costretta dalla matrigna a sbrigare lavori domestici, a sette anni. Una vicenda agghiacciante che ricorda la favola di Cenerentola: ma qui non c’è nessuna fata, solo un padre assente — assolto dai giudici — e una madre adottiva sadica. Per lei si sono aperte le porte del carcere dove dovrà scontare una pena di un anno e sei mesi. Lo riporta Repubblica.

La bimba marocchina e la matrigna sadica

Il padre della bimba, anche lui di origine marocchina, l’aveva portata a vivere con sé a Torino dopo aver lasciato nel Paese d’origine una moglie: nel capoluogo torinese lo aspettava l’altra consorte — la matrigna cattiva — da cui aveva avuto un’altra figlia. Si trattava della «preferita» della donna, colmata di affetto e attenzioni, mentre la sorellastra veniva trattata come una schiava, picchiata, torturata e umiliata. Il calvario della piccola era durato 4 anni, dal 2012 al 2016, prima di essere portava via dalle autorità e inserita in una comunità per minori.

Botte e umiliazioni

In aula la procura aveva chiesto la condanna a tre anni per il padre e a tre anni e sei mesi per la matrigna. Nel capo d’accusa i legali riportavano le botte, le umiliazioni, il fatto che la bimba fosse costretta dalla matrigna a cibarsi di alimenti scaduti. Oltre alla coercizione ai lavori domestici che influiva sul rendimento a scuola della piccola. Agghiaccianti i particolari delle torture: dai calci, agli schiaffi, passando per coltelli arroventati appoggiati sull’inguine, le cinghiate e le botte date coi tacchi delle scarpe. Finché un giorno la bambina si era recata a scuola indossando una maglietta a maniche corte e la maestra si era accorta di lividi e segni delle percosse. Una volta avvertite le forze dell’ordine, la piccola era stata prelevata dalla propria abitazione e portata in un luogo sicuro, al riparo dal sadismo della matrigna. E dall’indifferenza del padre.

Cristina Gauri

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