Il “Rapporto sulle Biotecnologie in Italia” del 2013 – a cura di Asssobiotec ed Ernst Young – sottolinea la crescita esponenziale dell’industria biotech italiana e colloca il nostro Paese al terzo posto in Europa, dietro soltanto a Germania e Regno Unito, per numero di imprese definite “pure biotech”.

biotech

Il fatturato totale del settore biotecnologico italiano supera i 7 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2012. Un dato positivo in controtendenza con quello degli altri settori industriali che subiscono la crisi economica attuale. “La crescita del settore può portare un incremento occupazionale qualificato e giovanile”, ha dichiarato Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, durante l’incontro svoltosi al Senato martedì 1 ottobre.

Ma, nonostante la crescita e l’importanza strategica, in Italia le imprese biotech scontano l’immobilismo delle istituzioni, non ricevendo adeguati incentivi. “Accade – spiega infatti Sidoli – che persino le risorse già stanziate dal Miur arrivino in ritardo, spesso quando i progetti cui erano destinate sono già ultimati”. A pensarla così sono anche gli scienziati che stanno partecipando in questi giorni all’European biotech week Italia, la settimana europea dedicata alle biotecnologie organizzata da Assobiotec e promossa dal Consiglio dei Ministri e da numerosi enti territoriali in occasione del 60° anniversario della scoperta del DNA.

“Se facciamo a meno delle biotecnologie – afferma Carlo Alberto Redi, accademico dei Lincei e docente di Zoologia e biologia dello sviluppo all’Università di Pavia – torniamo alle caverne”.

Basti notare che sono circa 350 milioni i pazienti che oggi nel mondo beneficiano di farmaci biotecnologici fondamentali per la cura e la prevenzione di gravi malattie, in molti casi potenzialmente mortali. Tra meno di dieci anni, intorno al 2030, si stima che l’80% dei farmaci sarà di tipo biotecnologico.

L’Italia è all’avanguardia nel settore del biotech anche considerati lo sviluppo di tecnologie e la realizzazione di prodotti, eppure mancano gli investimenti governativi. Urge un piano strategico a medio e lungo termine che tuteli e incentivi quello che ad oggi è un vero e proprio primato nazionale.

Eugenio Palazzini

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