Bologna, 7 gen — Licenziati via Whatsapp sì, ma con gli auguri di buon anno: succede a Bologna, dove 90 lavoratori si sono visti dare il benservito tramite messaggino sulla nota app di messaggistica istantanea, come sempre più spesso accade.

A darne notizia è il sindacato Si Cobas, con un comunicato pubblicato dal Corriere Bologna: «Il 2022 non si presenta bene per gli oltre 90 operai che lavoravano al blocco 3.2 dell’Interporto di Bologna e che prestavano la propria attività lavorativa alle dipendenze della Xbt servizi e logistica, azienda di facciata della più conosciuta Zampieri holding, in appalto per la lavorazione della merce del colosso americano Tnt-Fedex». Infatti il 31 dicembre, «attraverso uno dei consueti messaggini Whatsapp», la Xbt ha fatto sapere a tutti i lavoratori che quel giorno «sarebbe terminata la loro collaborazione, così come i loro contratti». Un Capodanno con i fiocchi.

Licenziati in tronco su Whatsapp

Ai lavoratori, fa sapere il sindacato, non è stata fornita «nessuna motivazione apparente». Il messaggio, nella sua gelida semplicità, lascia di sasso. «Buongiorno a tutti, vi comunico che con oggi 31 dicembre 2021 termina la nostra collaborazione così come i vostri contratti, anche il nostro contratto è terminato, purtroppo non è stato rinnovato, quindi il magazzino rimane chiuso questo a causa di tutte le vicende che conoscete bene e che hanno portato a questo risultato, errori fatti sicuramente da entrambe le parti. Nel mese di gennaio 2022 vi verrà corrisposto lo stipendio relativo al mese di dicembre e tutto il resto. Vi auguro buon anno». Quindi, dopo essere stati liquidati con un WhatsApp, anche la beffa di essere colpevolizzati per «errori fatti da entrambe le parti».

Gli “errori” dei lavoratori

I Si Cobas scelgono invece di fare luce sugli errori dell’azienda. «Lo sfruttamento, le irregolarità continue, la mancanza totale di sicurezza che in poco più di un mese aveva portato a quasi una decina di infortuni». Gli «errori» commessi dai lavoratori, invece, sarebbero l’aver fatto sentire la propria voce denunciando «le irregolarità. Aver reso pubblico tutto ciò che accadeva nell’ennesimo luogo dello sfruttamento. Bisognava stare zitti. Sarebbe stato opportuno non ribellarsi». Nei mesi prima del licenziamento via Whatsapp i lavoratori si erano poi presi una libertà imperdonabile: «hanno iniziato ad organizzarsi e scioperare per richiedere contratti stabili e condizioni di lavoro migliori», puntualizza il sindacato, mentre «segnalazioni sono state fatte all’Ausl, all’Ispettorato del lavoro e alla Prefettura».

Leggi anche: Usa, il maxi-licenziamento avviene via Zoom: 900 rimangono senza lavoro prima di Natale (Video)

Nonostante ciò, «purtroppo totalmente assente è stato l’intervento da parte di chi, invece, dovrebbe vigilare su illeciti e situazioni di irregolarità nella grande catena degli appalti e subappalti della logistica notturna all’Interporto», affermano i Si Cobas. E quindi tanti auguri di buon anno, da disoccupati, via Whatsapp.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteCrisanti furibondo: “Vaccino obbligatorio per over 50? Un Tso illegittimo e insensato”
Articolo successivoAcca Larenzia: i fratelli divini, il sangue e il grigio
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

Commenta