anfiteatroLecce, 29 dic – Dovranno comparire il nove marzo prossimo davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Lecce, per difendersi dall’accusa di reato per Manifestazione non autorizzata. Questo è quanto disposto per trentanove cittadini di Lecce e provincia, la cui “colpa” altra non sarebbe che aver festeggiato la salvezza della propria squadra nel campionato di serie A.

L’assurda vicenda ha inizio nel maggio del 2011. Il Lecce ha la possibilità di conquistare la permanenza in serie A proprio nel derby contro i cugini rivali del Bari, nell’incontro previsto il 15 maggio allo stadio San Nicola. Un sogno per la tifoseria giallorossa poter festeggiare davanti ai baresi già condannati alla retrocessione, ma gli ultrà del Lecce, coerenti alla loro linea di condotta avversa alla Tessera del tifoso, decidono di non concedersi deroghe e annunciano che non avrebbero preso parte alla trasferta nel capoluogo barese. Sono, così, in centinaia a radunarsi la domenica dell’incontro nei pressi della curva Nord del Via del mare di Lecce. Come nella migliore tradizione dei pomeriggi calcistici italiani, ascoltano insieme la radiocronaca della partita, soffrono immaginando le azioni e i capovolgimenti di fronte. Il Lecce passa in vantaggio a inizio ripresa con Jeda, raddoppia con il discusso autogol di Masiello, causa del coinvolgimento dell’allora presidente leccese Semeraro nell’accusa di aver combinato il risultato con alcuni giocatori del Bari, motivo per il quale il Lecce fu poi condannato alla retrocessione in serie C.

Ovviamente nessuno in quei frangenti può immaginare le conseguenze nefaste di quel gol. La festa scoppia tra i salentini presenti nel settore ospiti del San Nicola, così come fra i tanti rimasti in città. A fine partita, come sempre avviene in queste occasioni, i tifosi si riversano per le strade. Una parte della tifoseria si ritrova nei pressi di Porta Napoli, percorre le vie del centro storico e sfocia in piazza Sant’Oronzo, per poi riversarsi sui gradoni dell’anfiteatro romano. Scene già viste, si potrebbe dire attese come i fuochi d’artificio al termine della festa patronale. Scene, probabilmente, attese anche dalla procura di Lecce, che in quei momenti di festa cittadina individua delle ipotesi di reato.

Trentanove persone, fra le migliaia presenti in piazza quel giorno, vengono individuate attraverso filmati e fotografie. Per i giudici sarebbero loro gli organizzatori della manifestazione, e non avrebbero richiesto i permessi per organizzare l’evento, con almeno tre giorni di preavviso. Come se la nazionale italiana raggiungesse la finale dei prossimi europei di calcio e qualcuno, a Lecce, dovesse richiedere tre giorni prima l’autorizzazione a festeggiare l’eventuale vittoria. Una vicenda kafkiana, e non è la prima a riguardare la tifoseria giallorossa. Molti degli accusati, infatti, sono stati già oggetto di diffide e di accuse varie per reati inerenti la loro passione sportiva. Quasi tutti i processi finora avviati si sono conclusi con assoluzioni in primo grado ma la procura salentina non demorde. Il prossimo appuntamento, quindi, è fissato per il prossimo mese di marzo, e attenderemo di conoscere quali motivazioni addurrà il pubblico ministero per avvalorare il presunto reato.

Francesco Pezzuto

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Commenti

commenti

2 Commenti

  1. Ma non dicevano che c era la dittatura e che le democrazie plutocratiche ci avevano resi liberi ?
    A mio avviso è solo un avviso alla manifestazione pubblica anche se non violenta .Più che ridicolo lo considererei un precedente che non va sottovalutato e parlo da non tifoso di calcio .Ma come diceva Voltaire ……

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