Roma, 23 mag – Il concorso in magistratura di quest’anno è stata una vera e propria debacle. Temi redatti «in un italiano primitivo, senza alcuna logica argomentativa, quasi non valutabili», e molti altri «privi dei requisiti minimi, pieni di refusi ed errori concettuali e di diritto». Questo il quadro preoccupante che emergerebbe dalla correzione delle prove scritte dell’ultimo concorso in magistratura. Insomma, non una grande pubblicità per la magistratura italiana che ha già diversi problemi da risolvere.

I numeri del concorso

Il concorso di quest’anno sicuramente non lascerà un bel ricordo. I risultati sono già tra i peggiori di sempre. Gli elaborati consegnati si attestano sui 3.797, il numero più alto degli ultimi anni. Ma la quantità non fa la qualità e la commissione ne ha giudicati idonei appena 220, pari al 5,7%. Per fare un paragone, agli scritti del concorso 2018 era risultato idoneo il 9,7%, a quello del 2017 il 18%, a quello del 2016 il 13%, a quello del 2015 il12,6%. Un fallimento per il quale rimarranno scoperti , ancora prima dell’orale, 90 dei 310 posti banditi dall’allora ministro Alfonso Bonafede nel lontano 2019.

Le parola del presidente dell’Associazione nazionale magistrati

Durissimo il commento di Luca Poniz, sostituto procuratore a Milano, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) e membro della commissione di concorso. Un «livello non adeguato» dei candidati, aggravato da «una grande povertà argomentativa e povertà linguistica, molto spesso temi che ricalcano schemi preconfezionati, senza una grande capacità di ragionamento, una scarsa originalità, poca consequenzialità e in alcuni casi errori marchiani di concetto, di diritto, di grammatica». Una bocciatura pesantissima, che mette in questione le fondamenta dell’istruzione italiana: «Trovare candidati del concorso in magistratura che non sanno andare a capo è un problema molto serio, io l’ho imparato in terza elementare».

Un disastro annunciato?

A pesare sul concorso sono state anche le modalità inedite. Gli scritti si sono, infatti, svolti a luglio 2021, a ben due anni di distanza del bando, con le regole “speciali” previste dalla normativa anti-Covid: non più una sola sede di concorso – alla fiera di Roma – ma addirittura sei (Bari, Bologna, Milano, Rimini, Roma e Torino), con due prove invece di tre (diritto penale e civile, mentre amministrativo non è stato sorteggiato) e la metà del tempo a disposizione per svolgerle (quattro ore invece di otto), con la richiesta – esplicitata nello stesso bando – di elaborati “sintetici”.

Michele Iozzino

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2 Commenti

  1. E ci credo è oramai da anni che stanno regalando promozioni nelle scuole superiori. Ad un certo punto anche le Università si sono adeguate dato che vedevano personaggi che arrivavano ad iscriversi totalmente insipienti.

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