Firenze, 19 feb – I genitori dell’ex premier Matteo Renzi, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, sono finiti agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta e per false fatturazioni.

Al centro dell’inchiesta fiorentina c’è il fallimento di Delivery Service, Europe Service e Marmodiv, tutte cooperative in rapporti con la società di famiglia, la Eventi 6. Le misure sono state emesse dal gip di Firenze nei confronti dei genitori dell’ex segretario Pd come amministratori di fatto delle tre società.
Insieme a loro risulta ai domiciliari anche l’imprenditore ligure Mariano Massone e risultano indagate altre cinque persone.

Le indagini sulle finte cooperative

Dalle indagini risulta che la cooperativa Delivery Service nel 2010 è stata sommersa dai debiti e nel 2011 ha chiuso. La Guardia di Finanza ha ricostruito due “evasioni contributive“, una di 287.131 euro per il 2010 e un’altra di 332.131. Ecco perché all’epoca dei fatti “Lalla” (la signora Bovoli) avrebbe spiegato ai dipendenti che era giunto il momento di aprire una nuova cooperativa “per cercare di guadagnare qualcosa in più”. Ipotesi, questa, confermata anche da una mail inviata al marito Tiziano: “L’unica cosa che salvaguarda la coop è andare subito a dare gli stipendi e a far firmare contemporaneamente le dimissioni a tutti. Poi la nuova cooperativa, sommersa dalle consegne di vino e volantini, sarà costretta a riassumerli subito“.

Il piano è confermato da una mail di Tiziano, inviata al genero, Andrea Conticini – anche lui indagato, ma per fondi versati alla sua Play Therapy Africa – : “Occorre predisporre un contratto che preveda questo compenso in base a un lavoro potenzialmente contestabile, anche se il contratto deve essere apparentemente non punitivo. Chiaramente per i clienti che Eventi 6 passerà come realizzazione alla cooperativa Marmodiv. Contemporaneamente creiamo una nuova cooperativa e la mettiamo pronta. Quando abbiamo preso in mano i lavoratori e abbiamo capito, facciamo il blitz, cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodiv per mancanza di lavoro che nel frattempo, dall’oggi al domani, lo dirottiamo alla nuova“.

Le indagini sulle truffe

E’ questo il metodo criminoso contestato dagli inquirenti alla famiglia Renzi. Scioglimenti, liquidazioni, trasferimenti di sedi, cessioni di quote, redistribuzione dei ruoli, fallimenti pilotati, fatture gonfiate. Il tutto avvalendosi di personaggi dubbi come l’immobiliarista Luigi Dagostino, arrestato a giugno, con il quale il papà di Renzi era in affari per gli outlet.

Le ragioni della misura cautelare

Il gip Angela Fantechi spiega le ragioni della misura cautelare, motivata da “condotte volontarie realizzate non per fronteggiare una contingente crisi di impresa, quanto piuttosto di condotte imprenditoriali finalizzate a massimizzare il proprio profitto personale con ricorso a strategie di impresa che non potevano non contemplare il fallimento delle cooperative”.

Il rischio di reiterazione dei reati da parte dei genitori dell’ex premier, spiega il giudice, “emerge dalla circostanza che i fatti per cui si procede non sono occasionali e si inseriscono in un unico programma criminoso in corso da molto tempo, realizzato in modo professionale con il coinvolgimento di numerosi soggetti, nei cui confronti non è stata avanzata richiesta cautelare, pervicacemente portato avanti anche dopo l’inizio delle indagini”.

Immigrati truffati

Vittime del “metodo” dei genitori di Renzi risultano essere anche gli immigrati. Come scrive Repubblica: “Un caso limite, quello di Mohammad Nazir, titolare di una ditta individuale per la spedizione di materiale propagandistico. Ha emesso fatture per circa 40.000 euro, tra il 2016 e il 2017, in favore di Marmodiv. Gli investigatori hanno scoperto che: 1) all’indirizzo della sede della ditta, a Cesano Maderno, c’è un’abitazione; 2) la ditta non ha mai lavorato con la Marmodiv; 3) il signor Mohammed Nazir non risulta all’anagrafe“.

Andando a spulciare le carte, emerge anche il caso di Isajiad Amir, titolare di una ditta a Castiglione delle Stiviere: “Disconosco la fattura da 15.000 euro che mi mostrate valuterò l’opportunità di denunciare chi ha utilizzato il nome della mia impresa per prestazioni che non ho mai effettuato“.

Dipendenti in nero

Sempre nella cooperativa Delivery Service avrebbero lavorato anche dipendenti in nero. Uno di loro è stato infatti sentito nell’ambito delle indagini dalla Guardia di finanza. L’uomo, nelle dichiarazioni verbalizzate il 9 maggio del 2018, ha detto di aver prestato servizio in una piattaforma logistica con sede a Ospedaletto (Pisa) e di essersi occupato della consegna a domicilio dei Vini Giordano.

“Rendicontavo i pagamenti e l’attività settimanalmente alla Delivery Service Italia e un’altra società della quale non ricordo il nome”, ha dichiarato l’uomo agli inquirenti, “preciso che l’interlocutore della casella di posta elettronica della Delivery Service Italia alla quale inviavo tale rendiconto era tale “Lalla”“. La madre dell’ex premier infatti firmava alcune mail proprio con questo nome.

Ludovica Colli

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3 Commenti

  1. di finte coop ce ne sono perché non ci sono controlli mirati Le coop rendono bene , hanno vantaggi fiscali e meno obblighi , quindi molti trasformano aziende normali in coop per averne tutti i vantaggi rischiando poco o nulla..

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