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Brescia, 14 apr – Servono più tamponi a Brescia, e servono per tutti: dalle famiglie al personale sanitario. In un solo mese la città lombarda ha decuplicato il numero di esami, ma Piero Frazzi, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico, avverte: “Siamo passati da 300 a 3mila al giorno, ne abbiamo già fatti 36mila, abbiamo lavorato anche oggi. Siamo a corto di reagenti. Bastano ancora per tre giorni, poi saremo costretti a fermarci“.



Mancano i reagenti

I reagenti per i tamponi (sostanze chimiche indispensabili per marcare la presenza del virus) vengono acquistati da una azienda americana tramite ditta d’importazione italiana. Lo spiega Frazzi: “Ma vista la grandissima richiesta delle ultime settimane le forniture sono a rischio. Stiamo cercando di capire se troviamo queste sostanze anche in Italia o se c’è qualche azienda chimica pronta a riconvertisi». I tamponi, ricordiamo, sono l’unico vero strumento che con certezza può far comprendere ai sanitari chi siano gli individui effettivamente positivi. Massimo Galli, direttore del reparto infettivi dell’Ospedale Saccodi Milano lo ha ricordato non molti giorni fa: “Si dovrebbero fare tamponi a tutti, anche a coloro che non hanno sintomi“.

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La richiesta del sindaco di Brescia

Parallelamente, anche il sindaco di Brescia Emilio Del Bono due settimane fa ha richiesto in via prioritaria alla Regione Lombardia di aumentare il numero di test oro-faringei sui sanitari e su chi lavora in prima fila nell’emergenza coronavirus. Attualmente, sono 31 i laboratori attivi in Lombardia per analizzare i tamponi, cosa che riescono a fare alritmo di  8mila tamponi al giorno. Sebbene la Lombardia sia la regione che ha fatto più tamponi in tutta Italia (attualmente 206mila) la proporzione col Veneto, che ha circa la metà degli abitanti, è iniqua: nella regione di Zaia ne sono stati fatti 198mila.

Gli esami sui sanitari delle case di riposo

“Fino ad oggi siamo sempre riusciti a reperire, anche se in extremis, i reagenti. Speriamo sia così anche questa volta” chiosa amaramente il direttore Frazzi. All’istituto zooprofilattico da lui presieduto sono stati analizzati anche i primi 3 mila tamponi provenienti dalle 86 case di risposo bresciane ed eseguiti su 7mila tra operatori sanitari, infermieri e medici. Il risultato è che il 25 per cento di loro è positivo al coronavirus.

Ilaria Paoletti

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