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politecnicoMilano, 26 gen – “Il giorno della fine non ti servirà l’inglese”. Così cantava Battiato ne “Il re del mondo”. Pare che in realtà non la pensino allo stesso modo a Milano, dove sarà necessario scomodare la Corte Costituzionale per definire la legittimità della scelta del Politecnico di eliminare la lingua italiana dall’insegnamento, passando all’inglese come lingua esclusiva per tutti i corsi ed esami delle lauree magistrali e dei dottorati.

Ricostruendo la storia dell’accaduto, si nota subito che la battaglia approdata oggi nei tribunali costituzionali non è stata suscitata da studenti o ricercatori troppo “choosy” – come direbbe l’ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali – bensì dagli stessi professori del Politecnico, che nel 2013 decidono di rivolgersi al Tar per ribaltare la delibera del senato accademico che stabiliva l’inglese come lingua di insegnamento obbligatoria per le lauree superiori e i dottorati. Una decisione, quella dell’adozione univoca della lingua albionica, nata sull’onda dell’obiettivo di internazionalizzazione degli Atenei fissato nell’articolo 2 della legge 240 del 2010 dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini.

A dispetto della pronuncia dei giudici amministrativi – secondo cui l’ateneo avrebbe «marginalizzato in maniera indiscriminata l’uso della lingua italiana, che il sistema normativo vuole, invece, preminente e che è funzionale alla diffusione dei valori che ispirano lo Stato italiano» – ad oggi però solo un quarto dei corsi sono in lingua italiana. Una situazione che secondo la decisione del Consiglio di Stato, pronunciatosi giovedì scorso in senso diametralmente opposto rispetto a quella del Tar, sarebbe legittima proprio in virtù di quanto affermato nella legge 240, su cui però lo stesso Consiglio pone un dubbio di costituzionalità. Una pronuncia che quindi non aiuta a derimere le nebbie “anglosassoni” sul tema.

Ed è di certo paradossale che sia sulla base degli articoli 3 e 6 della Costituzione della Repubblica Italiana – questi gli articoli richiamati per l’appunto dal Consiglio di Stato – che alla Corte Costituzionale spetti il compito di sbrogliare la matassa linguistica, certificando cioè l’appartenenza o meno degli italiani e della lingua italiana ad una minoranza etnica e/o linguistica da tutelare come sancito dalle suddette norme: ipotesi per la quale sarebbe da garantire l’insegnamento anche nella nostra Lingua Madre.

Così, nonostante l’italiano sia la quarta lingua più studiata al Mondo, e dopo aver assistito allo sfascio dell’insegnamento della Storia dell’Arte nella nazione con il maggior numero di siti Unesco a livello mondiale – come ci ricorda in questi giorni lo spot, in inglese (ndr), del Governo – siamo costretti ad assistere inermi al graduale suicidio della nostra lingua, specchio della nostra identità, e all’autocelebrazione del nostro asservimento culturale per meri fini economici. Per farla breve, al posto di coltivare talenti e menti eccelse, riusciremo a tradurre benissimo la nostra ignoranza.

Davide Trovato

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