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Un impianto della Cpl Concordia, società Ccoperativa di Modena

Bari, 3 ott – Non solo la metanizzazione delle isole di Ischia e Procida, non solo gli affari nel casertano in contiguità col clan camorrista dei Casalesi: il gigante modenese delle cooperative industriali, Cpl Concordia, colpisce anche nel settore dell’energia solare fotovoltaica.

Sempre lei: la coop rossa Cpl Concordia

Puglia, territorio tra i comuni di Noci e Turi, nel barese non lontano da Monopoli: nella regione che ha più di tutte le altre in Italia puntato sull’energia verde, anche grazie a un’insolazione invidiabile, il fotovoltaico incentivato per legge dai cosiddetti “conti energia” ha fatto gola per anni a piccoli e grandi soggetti, robusti investitori come avventurieri. Dopo una prima fase molto selvaggia, nella quale le prescrizioni ambientali dovevano ancora adeguarsi alla nuova corsa all’oro solare, sono piombate le limitazioni, per esempio quella – discutibile quanto si vuole – che uno stesso soggetto non potesse realizzare e condurre due o più parchi fotovoltaici oltre una certa dimensione, se collocati a distanze inferiori a determinati limiti, oppure nello stesso comune.

Cpl Concordia e la girandola di prestanomi

Fatta la legge, trovato l’inganno, si direbbe, almeno secondo la Guardia di Finanza, che ha così ricostruito la presunta truffa: Cpl Concordia “società cooperativa” avrebbe intestato a diversi soggetti prestanome, apparentemente indipendenti tra loro, la titolarità di parchi fotovoltaici contigui, superando così una parte delle onerosissime prescrizioni.

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Immagine satellitare di un parco fotovoltaico in Puglia, nel comune di Noci (Ba)

In particolare, sarebbe stato accertato che tre parchi fotovoltaici di grandi dimensioni erano stati solo formalmente frazionati in più impianti (pare in numero di otto) di minore potenza, allo scopo di eludere la complessa procedura prevista per il rilascio della Autorizzazione Unica Regionale (A.U.R.) e, benché suddivisi e formalmente riconducibili a soggetti economici diversi, erano, di fatto, riferibili ad un unico centro di interessi economici, nel caso di specie appunto la “Cpl Concordia Società Cooperativa”.

La Gdf ha quindi proceduto al sequestro dei medesimi parchi fotovoltaici, distribuiti complessivamente su circa 30 ettari di estensione, nonché di conti per 16 milioni di euro a progettisti e rappresentanti di società operanti nel fotovoltaico in Puglia. A tanto, infatti, è stato stimato l’indebito percepimento di incentivazioni pubbliche prelevate dalle bollette degli utenti elettrici.

Quattordici sono stati invece gli avvisi di garanzia emessi dal gip di Modena su richiesta della relativa procura competente per l’inchiesta. Ipotizzate le accuse di associazione a delinquere, falsità ideologica e truffa aggravata.

Le dieci società che si suddividevano, secondo l’inchiesta fittiziamente, la proprietà degli impianti avrebbero sede a Modena, Brescia, Cremona e Bologna, apparentemente non legate da alcun rapporto di affari o interesse economico di sorta ma in realtà riconducibili a un unico soggetto, come gli investigatori avrebbero dedotto a partire dalla parziale coincidenza delle compagini societarie, la ricorrenza dei medesimi notai che avevano redatto gli atti costitutivi delle società, l’utilizzo di analoghi “modelli” per l’ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa, medesimi direttori dei lavori e progettisti incaricati per la realizzazione dei diversi siti energetici.

Francesco Meneguzzo

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Commenti

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2 Commenti

  1. Dato che si tratta di una cooperativa, i giudice lasceranno insabbiare la cosa, del resto mica si possono toccare gli impianti degli amici……

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