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Bologna, 23 gen – Non si placa la polemica nata attorno alle dichiarazioni di Sinisa Mihajlovic in merito al suo sostegno alla Lega di Salvini. L’esternazione “Tifo per Matteo Salvini e spero che possa vincere in Emilia-Romagna con Lucia Borgonzoni” ha dato il calcio d’inizio, nella mattinata di ieri, a un vergognosa campagna d’odio via social. Chi gli augurava la morte, chi ironizzava in modo disgustoso sul cancro contro il quale Mihajlovic sta combattendo, chi è arrivato a sostenere l’ingratitudine dell’allenatore del Bologna, che dà l’endorsement al Carroccio pur avendo ricevuto le cure per la terribile malattia che lo affligge nelle strutture ospedaliere della (ormai non più tanto) rossa Emilia. 



Un incredibile cattivo gusto

Siccome un bel tacer non fu mai scritto, a spargere odio e – soprattutto – un incredibile cattivo gusto ci si è messa anche una carica istituzionale dem emiliana: “E pensare che, se dessimo retta a chi dice ‘negli ospedali dell’Emilia-Romagna va data la precedenza prima agli emiliano-romagnoli…poi agli italiani…poi agli altri’, un serbo, non residente in Emilia-Romagna, non potrebbe curarsi”. È questo il commento, pubblicato su Facebook, di Massimo Mezzetti, assessore regionale alla Cultura, Politiche giovanili e Politiche per la legalità nella giunta Bonaccini.

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La risposta di Salvini

La risposta del leader del Carroccio non si è fatta attendere: “L’assessore regionale dell’Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti, dice che per la Lega un serbo come Mihajlovic non potrebbe essere curato in ospedale. Mezzetti non è stato ricandidato e con questa scemenza ne intuiamo i motivi: non è adatto a ricoprire un ruolo pubblico e fa polemica sulla salute di una persona” spiega Salvini. “Orgogliosi di governare tante Regioni con Sanità d’eccellenza, onorati della stima di Sinisa e fieri di poter liberare l’Emilia-Romagna dalla sinistra di Bonaccini e Mezzetti. Speriamo che Bonaccini censuri la scemenza del suo assessore, e che magari ci parli anche di Jolanda di Savoia”.

Mezzetti: “Nessuna offesa”

Mezzetti prova a difendersi: “Non mi sembra di essere stato offensivo nei confronti di [Mihajlovic] in quanto uomo. Ho messo in evidenza una sua contraddizione fra ciò che sostiene (forse meglio dire, chi sostiene) e l’esperienza che ha vissuto”. E ancora: “Ho fatto una constatazione semplice. I cattivi sono quelli che non l’avrebbero curato, mica io. Io voglio che possa continuare a usufruire della nostra buona sanità, non sono come quelli che vogliono cacciare gli stranieri dai nostri ospedali”.

Quello che Mezzetti finge di non capire, è che Mihajlovic abita in Italia nel 1992, è allenatore di una squadra italiana e paga le tasse al nostro Paese. Non proprio l’immigrato-tipo degli ultimi anni, nullatenente, nullafacente e con dubbia fedina penale che affolla le sale d’aspetto dei pronto soccorso di tutta a Penisola. Una lievissima differenza, ma sappiamo che l’assessore in cuor suo la conosce.

Cristina Gauri

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