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Roma, 2 lug – Un’ordalia, un rito di passaggio, una prova del sangue: pestare l’avversario politico per essere accettati. No, non stiamo parlando dei dettagli dell’ultima, temibilissima associazione eversiva smantellata dalle forze dell’ordine (composta da ben 4 ventenni), bensì di ciò che il Corriere della Sera ha proposto a Giorgia Meloni: una bella istigazione a delinquere. L’antefatto è questo: da settimane, Ernesto Galli della Loggia gironzola attorno a Fratelli d’Italia. Le dedica editoriali su editoriali, alternando bastone e carota. Da un lato spiega che la pregiudiziale antifascista contro la Meloni non ha senso, dall’altra però rimprovera alla stessa di non fare abbastanza per svincolarsi da quel retaggio del passato. L’ultima occasione per tentare di portare sulla retta via FdI è stato l’editoriale di commento alle recenti elezioni francesi, che hanno visto un risultato piuttosto deludente di Marine Le Pen.



Galli della Loggia alle prese con Le Pen

Galli della Loggia ha indicato la studentessa bocciata e ha detto all’alunna svogliata: «Lo vedi? Se non ti applichi diventerai come lei». La tesi è che la Le Pen abbia perso voti perché troppo… pétainista. Già questa analisi appare semplicemente ridicola. Non c’entra nulla Pétain, i difetti strutturali del Rassemblement National sono altri: il fatto di essere un partito personale, non radicato, non strutturato, che ha in vista solo e soltanto la «madre di tutte le battaglie», cioè l’elezione presidenziale, e lavora unicamente in funzione di quella (l’unica cosa che Marine ha preso dal padre è uno dei suoi principali difetti). Per il resto, la Le Pen si è prudentemente tenuta alla larga dai grandi movimenti contestatori di massa degli ultimi anni (Manif pour tous e Gilet gialli), ha voltato le spalle mentre scioglievano Generation Identitaire, ha imbarcato improponibili soggetti presi di peso dal mondo Lgbt militante e persino dall’antifascismo, ha costantemente annacquato il suo discorso per allentare la demonizzazione.

Risultato: continua a essere demonizzata, ma non appare più alternativa, ha perso i vecchi amici ma non ha fatto desistere i vecchi nemici. È solo una copia della destra gollista, ma con molte meno speranze di combinare qualcosa di concreto. Ecco cosa ci dice l’elezione francese. Per Galli della Loggia, invece, la lezione transalpina che la Meloni deve trarre è di tagliare nettamente i ponti con il fascismo (ancora di più?) e accettare senza indugi la collocazione atlantista (ancora di più?), diventando quindi una rispettabile forza liberale e conservatrice. In pratica, FdI, al 20%, deve sforzarsi di diventare Forza Italia, che è sotto al 10%. Geniale, no?

Così Galli della Loggia, sul Corriere, invita al pestaggio di CasaPound

Ma siccome le parole non bastano, l’editorialista di punta del principale giornale italiano suggerisce oggi una manifestazione plastica del rinnovato cambio di rotta: pestare quelli di CasaPound e Forza Nuova. In pratica la democrazia liberale funziona come l’Aryan Brotherood: «blood in, blood out», sangue per entrare, sangue per uscire. Quante cose si imparano, leggendo il Corrierone… Leggiamo: «Vede presidente Meloni: basterebbe che al prossimo comizio lei preghi qualche decina di suoi giovani iscritti di tenersi pronti, e appena arrivano quelli di Forza Nuova o di CasaPound li mandino via. Come immagino che ahimé sarebbe sicuramente il caso nel modo più convincente: a botte. Le assicuro che una cosa del genere avrebbe un effetto politico assai superiore a qualsiasi dichiarazione o ricostruzione storica». Davvero un simpatico invito alla violenza politica che forse Galli della Loggia ha tratto dalla memoria dei suoi anni giovanili e decisamente meno liberali.

Galli della Loggia vive in un film anni Novanta?

C’è però qualcosa che non quadra, in questo invito. Intanto, perché i militanti di Cpi e Fn dovrebbero andare a un comizio di Fdi, anziché a una manifestazione dei loro movimenti? Forse l’editorialista vive in un film italiano low cost degli anni Novanta e immagina una irruzione con bomber e capelli rasati per fare saluti romani al ritmo della techno, peccato che in tutti questi anni non si sia mai visto nulla del genere se non nelle allucinazioni di qualche inviato dello stesso giornale di Galli della Loggia. Curioso, poi, quell’invito anodino: «Preghi qualche decina di suoi giovani iscritti di tenersi pronti». Galli della Loggia la butta lì, ma sembra proprio riferirsi a una sorta di servizio d’ordine vecchio stile, non semplici volontari in pettorina, ma militanti forgiati in altre stagioni politiche, di quelli che alla bisogna sanno sempre «tenersi pronti».

I volenterosi picchiatori evocati sul Corriere

Insomma, per affermare la definitiva consacrazione antifascista di FdI, Galli chiede alla Meloni di telefonare a qualche fascistone che, ne sembra sicuro, ancora si trova nelle sue sezioni, lontano dai riflettori. Ovviamente non chiederebbe mai una cosa del genere al Pd, ma con FdI si può fare, alla fine saranno pur abituati a menarsi, no? Dopodiché, cacciati «a botte» quelli di Cpi e Fn (fa ridere, vero?), magari rinnegare anche questo pugno di volenterosi picchiatori interni (la strada del rinnegamento è un piano inclinato, non si finisce mai) e affermarsi definitivamente come quella forza liberale, conservatrice, democratica, atlantista, rispettabile, occidentalista che gli elettori (?) da tanto tempo attendono. Praticamente, un piano perfetto per un suicidio politico.

Adriano Scianca



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