Verona, 9 feb — Il 10 febbraio Eric Gobetti non potrà tenere il suo monologo riduzionista sulle Foibe di fronte a una platea di studenti delle superiori veronesi: potrà sproloquiare (lui è quello di «Basovizza non è una foiba: è un pozzo minerario», e «i massacri titini non furono pulizia etnica né genocidio, ma una sorta di resa dei conti come avvenne contemporaneamente in tutta l’Europa liberata») ma non sarà più l’unico ospite. Il suo intervento si svolgerà alla presenza di un contraddittorio formato da un parterre di tre invitati che smonteranno le tesi da lui propagandate: l’assessore alla Cultura e Politiche giovanili Francesca Briani, già presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia di Verona, lo storico e docente dell’Educandato agli angeli Riccardo Mauroner e il giornalista Fausto Biloslavo, co-autore del volume Verità infoibate, pubblicato nel 2021.

Tre esperti delle Foibe contro Gobetti 

Pare questo, per ora, l’epilogo della bufera mediatica scoppiata alcuni giorni fa nella città scaligera. Querelle che ha visto da una parte la «Rete scuola e territorio: educare insieme» organizzare l’incontro sulle Foibe nelle scuole veronesi — e chi chiamano a discettare dei massacri titini, se non il detrattore numero uno del 10 febbraio? L’esimio Gobetti — e dall’altra, l’amministrazione cittadina, con in testa il sindaco Federico Sboarina e il consigliere leghista Andrea Bacciga a protestare per le modalità dell’incontro: senza contraddittorio, con un monologo improntato sul minimizzare, giustificare, ridurre e negare i massacri delle Foibe e l’esodo giuliano-dalmata, secondo le tesi contenute nel libro E allora le foibe?

La protesta delle associazioni

A dare il «là» alle protesta era stato Renzo Codarin, presidente nazionale dell’associazione Venezia Giulia e Dalmazia. Alcuni giorni fa Codarin scrive al sindaco Federico Sboarina, denunciando la situazione. «Mi permetto di comunicarle il disappunto che abbiamo provato scoprendo che all’Istituto Copernico Pasoli il 10 febbraio verrà celebrato dando la parola a Eric Gobetti, campione di quelle anacronistiche posizioni giustificazioniste nei confronti delle stragi nelle foibe e propense ad abolire il Giorno del Ricordo». Sboarina chiede lumi sull’iniziativa al dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, competente degli istituti secondari di secondo grado. «Terribile che ci sia ancora chi tenta di offuscare una delle pagine più drammatiche della nostra storia», commenta.

L’associazione nazionale Venezia Giulia Dalmazia invia quindi a Verona 200 copie di Una vita per Pola, il romanzo a fumetti di Stefano Zecchi. «Questa inappropriata lezioncina di propaganda passerà, questi libri rimarranno a beneficio degli studenti e dei veronesi che vorranno conoscere in maniera romanzata ma aderente alla realtà storica dei fatti quel che avvenne nelle terre italiane annesse alla Jugoslavia comunista», chiosa Codarin. Nel frattempo il consigliere Andrea Bacciga presenta una mozione in cui si chiede che il nome di Eric Gobetti come relatore venga sostituito da qualcuno le cui «teorie» siano meno viziate da odio comunista e pregiudizi anti-italiani.

Il dietrofront della Rete scuola

I sinceri democratici della Rete scuola e territorio sono costretti a cambiare menu. Il parterre si arricchirà di tre voci autorevoli sulle Foibe. Gobetti è accerchiato. «In segno di attenzione e con il desiderio di evitare qualsiasi forma di conflitto nei confronti di tutti coloro che onorano e difendono il ricordo delle tragiche vicende del confine orientale italiano, la Rete si impegna ad assicurare un’ampia riflessione scevra da qualsiasi tentativo di riduzione o negazione dei fatti storici», si legge in una nota della Rete, che si impegna a «dare ascolto ed espressione anche alla voce di chi ha vissuto direttamente il dramma delle vicende legate al Giorno del Ricordo e di offrire agli studenti un quadro storico degli eventi il più ampio possibile».

Che sforzo! Un cambio di programma sofferto, perché sempre nel comunicato si esprime «disagio e preoccupata sollecitudine per la presa di posizione del sindaco Federico Sboarina» invitando tutti a «evitare strumentalizzazioni che pongano una delle Reti più serie e impegnate della provincia in una luce negativa, considerato l’impegno costante di docenti, studenti, genitori a promuovere cultura, dibattito, onestà intellettuale e spirito democratico di civile convivenza». Sarà, ma senza la «presa di posizione del sindaco» il dibattito sarebbe stato tra Gobetti e la sua immagine riflessa allo specchio.

Cristina Gauri

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