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Roma, 28 apr – Qualcuno è già entrato arbitrariamente nella fase 2 e di certo non ha scaricato l’app Immuni. Nessun cittadino italiano può muoversi dal proprio comune di residenza a causa del lockdown, ma i confini italiani appaiono ben più aperti. Così altri 100 immigrati irregolari sono arrivati oggi al porto Lampedusa, di fronte alla sede della Capitaneria di Porto, a bordo di un un’imbarcazione. “Gli sbarchi continuano – ha dichiarato il sindaco di Lampedusa, Totò Martello – e in questo caso oltretutto c’è un pericoloso rimpallo di responsabilità: nessun mezzo militare, infatti, fino ad ora è disposto ad accompagnare i migranti dalla banchina fino al Molo Favaloro, da dove dovranno essere trasferiti dal momento che l’hotspot è già pieno e non può ospitare altri migranti per la necessaria quarantena sanitaria”.

La protesta del sindaco

Dunque i 100 clandestini (49 uomini, 44 donne e 7 minori) sbarcati oggi sull’isola siciliana, verranno trasferiti in un centro che non potrebbe neppure ospitarli. Il governo giallofucsia però, impegnatissimo nello zelante controllo degli spostamenti degli italiani, non sembra porsi più di tanto il problema. “Da sindaco – ha spiegato Martello – in questi casi non ho potere di intervento diretto, cosa dobbiamo fare? Ho chiesto di trainare l’imbarcazione fino al Molo Favaloro ma non è possibile andare avanti così! Siamo in piena emergenza coronavirus, i cittadini dell’isola hanno il diritto di vedere tutelata la loro salute e comprendo anche che le stesse esigenze valgano per gli uomini delle forze dell’ordine”.

Già, eppure non si ha traccia di prese di posizioni atte a impedire questi continui arrivi, né sembra che ci sia un piano efficace che preveda il rimpatrio dei clandestini. Al contrario, le uniche proposte governative tirate fuori negli ultimi giorni punto addirittura alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di immigrati irregolari da impiegare nei campi come manodopera. “Questa situazione è inaccettabile – ha tuonato il sindaco di Lampedusa – le istituzioni che hanno il dovere di intervenire non possono scaricare il peso dell’accoglienza interamente sulle nostre spalle”.

Alessandro Della Guglia

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