I fatti risalgono al 2010, quando la giovane, una ventenne mantovana, fu attratta con una scusa nei locali del centro sociale, dove dopo essere stata drogata venne violentata da più persone, in gruppo e a turno. Le indagini presero il via, in un ambiente decisamente ostile alle forze dell’ordine, come filone di un’altra inchiesta: la giovane venne convinta a parlare, facendo finire nei guai tre parmigiani ed un romano, attualmente ai domiciliari in attesa che si concluda il processo. Poteva concludersi qui, sarebbe già stato abbastanza – ammesso che per uno stupro sia lecito usare questa parola. E invece no, perché nel frattempo gli amici – e compagni di militanza – degli imputati non sono rimasti con le mani in mano. Attraverso sms e facebook hanno tempestato la vittima di messaggi, cercando di spingerla a non rivelare altri dettagli, o addirittura di ritrattare.
E’ partito così un secondo filone di indagine, coordinata dal pm Giuseppe Amara (titolare anche dell’inchiesta principale) che ha ricostruito quest’altra incresciosa vicenda. Sul banco degli imputati sono così finite altre quattro persone, due giovani parmigiani, un reggiano e addirittura una donna, milanese ma residente anch’essa nella provincia limitrofa. Le accuse sono quelle di estorsione e favoreggiamento, capi pesanti che si abbattono come un macigno sul mondo dei centri sociali di Parma, un microcosmo che ha sempre meno i contorni dell’attività politica e sempre più quelli della congregazione settaria paramafiosa.
Nicola Mattei
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Sarebbe bello che questi parmigiani reggiani sinistroidi ananeuronali venissero messi in cella con un superdotato negroide stupratore sordo!