Milano, 6 ott — Condannato per diffamazione. Vittorio Feltri dovrà sborsare undicimila euro per risarcire Virginia Raggi in merito all’articolo pubblicato su Libero il 10 febbraio 2017, con il titolo Patata bollente. La sentenza è stata emessa ieri dal Tribunale di Catania.

La sentenza

Il giudice non ha quindi accolto l’esorbitante richiesta della Procura, che domandava una pena detentiva di 3 anni e 4 mesi e una multa di 5mila euro per il fondatore di Libero. Ha invece stabilito un risarcimento danni da stabilire in sede civile, fissando una provvisionale di 5mila euro, il pagamento delle spese legali e la pubblicazione della sentenza sui maggiori quotidiani nazionali. Condannato per omesso controllo anche Pietro Senaldi, direttore responsabile del quotidiano per cui la Procura aveva chiesto otto mesi di carcere: per lui una multa di 5mila euro con pena sospesa. Una richiesta illegittima, come puntualizzato da Vittorio Feltri, dal momento che la Cassazione aveva escluso la possibilità di detenzione per i giornalisti, se non in casi di particolare gravità. Ed è chiaro che «la patata bolente» non poteva figurare tra questi.

Il giudice ha stabilito che Feltri ha «offeso la reputazione di Virginia Raggi» con l’articolo in prima pagina, «dal titolo Patata bollente preceduto dal sopratitolo La vita agrodolce della Raggi e seguito dal catenaccio «La sindaca di Roma nell’occhio del ciclone per le sue vicende comunali e personali. La sua storia ricorda l’epopea di Berlusconi con le Olgettine, che finì malissimo”».

La Raggi esulta 

Una magra consolazione per l’ex «sindaca» di Roma, fresca di sconfitta alle Amministrative capitoline. Parlando con AdnKronos si è detta soddisfatta della sentenza. «Quel vergognoso titolo di Libero non ha offeso solo me, ma tutte le donne. Mi auguro che questo episodio serva come monito e per riflettere seriamente sui temi del sessismo e dell’hate speech. Il rispetto delle donne, e delle persone, deve venire sempre prima di tutto», ha concluso.

Feltri: “Pagherò, basta che…”

La replica di Feltri non si è fatta attendere. Il neoeletto consigliere comunale per Fratelli d’Italia ha commentato la sentenza con il consueto stile graffiante. «Pagare 11mila euro. Ma che condanna è? Pagherò, pagherò. Che mi frega di 11mila euro. Ne pago anche 20, basta che non mi rompa più i co**ioni. Sono talmente contento, anzi felicissimo. Non è una condanna, ma un applauso. Se gradisce posso inviare alla Raggi anche delle bottiglie di champagne». E conclude così: «Aveva chiesto tre anni e 4 mesi di galera per una ‘patata bollente’ che non ho neanche fatto. Io ero direttore editoriale e non direttore responsabile».

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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