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Roma, 6 ott – “Ok a riapertura graduale delle discoteche“: il Cts però parla di capienza al chiuso limitata al 35%, troppo poco per i gestori che scalpitano dopo 20 mesi di chiusura. Quando finalmente è il turno delle discoteche, a stagione estiva conclusa, gli esperti del Comitato tecnico-scientifico fanno una proposta. Che scontenta il settore, rimasto l’unico colpito dalle restrizioni anti Covid. Ma il Cts ribadisce ancora adesso che le attività in sale da ballo e similari “si configurano tra quelle che presentano i rischi più elevati per la diffusione del virus”. Per il sindacato di settore però la capienza al 50% all’aperto (ora che si va verso l’inverno, peraltro) e al 35% al chiuso “è inaccettabile“.



Cts: “Ok a riapertura discoteche ma con capienza al 35% al chiuso”

A sentire il Cts le discoteche possono riaprire soltanto “attraverso un meccanismo di registrazione che consenta un eventuale tracciamento e solo in presenza di green pass valido”. E l’apertura può avvenire a patto che ci sia “una progressiva gradualità anche tenendo conto della necessità di valutare l’impatto delle misure già adottate”. Insomma, mentre spuntano rave illegali qua e là e dopo che quest’estate i vacanzieri hanno ballato praticamente ovunque tranne che nelle discoteche, il Cts prende ancora tempo.

Nel dettaglio, gli esperti ritengono che “queste attività possano essere consentite in zona bianca garantendo: una presenza, compreso il personale dipendente, pari al 35% della capienza massima al chiuso e al 50% all’aperto“. Nonché “la presenza di impianti di aerazione senza ricircolo d’aria e rispondenti ai requisiti qualitativi specificati nei documenti di indirizzo Iss”. Tra le altre condizioni poste, “l’uso obbligatorio dei bicchieri monouso; la garanzia della possibilità di frequente igienizzazione delle mani oltre che la pulizia e la sanificazione dei locali”. Dulcis in fundo, il Cts raccomando “l’utilizzo della mascherina chirurgica nei vari momenti ad eccezione di quello del ballo, paragonabile alle attività fisiche al chiuso“.

La rabbia del sindacato dei gestori: “Con questa capienza non copriamo i costi”

Proposta irricevibile secondo il sindacato. “Negli stadi e nei cinema aumentano la capienza per le discoteche il 35% è una capienza talmente ridotta. E’ inaccettabile” dice all’Adnkronos Maurizio Pasca, presidente del Silb, Sindacato italiano dei locali da ballo. “E’ importante aprire ma non possiamo mantenere quella capienza, i costi di gestione sono ingenti e certamente non riusciremmo a coprirli“. “Una discoteca che ha una capienza di 1.000 persone ha almeno 50-60 persone che lavorano, allora significa che potrebbero entrare solo in 200. E’ ridicolo, solo il Cts poteva pensarlo. Ci dicano che vogliono tenere le discoteche chiuse, sarebbe più onesto, e ci diano ristori sostanziali“, fa presente Pasca.

In sostanza, non solo il Cts pone condizioni non convenienti per la riapertura, ma lo Stato non eroga abbastanza fondi per tirare a campare fino a quando le discoteche potranno lavorare a pieno regime. Intanto la proposta del Cts dovrebbe arrivare sul tavolo della cabina di regia del governo in vista di un prossimo Cdm.

Adolfo Spezzaferro



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