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Milano, 22 feb – Massimo Galli starebbe pensando a un «lockdown personale» per silenziare le polemiche montate contro i suoi ultimi interventi e l’innegabile onnipresenza televisiva. L’esercizio della nobile arte del silenzio non sarebbe effettivamente una cattiva idea per il primario del Sacco.

Dopo lo scivolone sul «reparto pieno di varianti» che gli ha fatto guadagnare la smentita dal suo stesso ospedale, e l’auto-candidatura al Cts caduta penosamente nel vuoto, intervallate dal «disco rotto» di invocazioni pro-lockdown nazionale, forse per Galli – e per la tenuta psicologica di chi lo ascolta – sarebbe salutare tirare i remi in barca per qualche settimana. 

Il lockdown personale di Galli

Lui ha pure il coraggio di negare l’onnipresenza mediatica. «Declino i quattro quinti delle richieste. Pare che tutti abbiate bisogno di riempire i palinsesti e insistiate per avere determinate voci. Alcuni per fare corrida e altri per fare informazione seria», afferma a Otto e mezzo. «Sono stato tentato di fare il mio personalissimo lockdown e di rimanere in silenzio per 2-3 settimane», fa sapere Galli. «Però il punto è che in questo momento siamo in una congiuntura particolarmente seria e preoccupante».

Come a dire: i miei interventi sono perle ai porci, vi meritereste che me ne stessi in silenzio. Ma il momento è «serio e preoccupante» e mi sacrificherò per il vostro bene, rimanendo saldo alla mia postazione televisiva. «Credo di essere sempre stato coerente nelle posizioni che ho portato, molte cose che ho preconizzato si sono avverate. Stiamo attenti in questo momento, questo vi posso dire», ha concluso.

Già una volta Galli aveva annunciato il lockdown “mediatico”

Del resto, già una volta Galli ci aveva illuso annunciando un periodo di silenzio stampa. «Dovrò declinare gli inviti a partecipare a trasmissioni televisive per almeno una settimana, da lunedì 2 novembre in poi. La situazione non mi lascia più margini di tempo e ho una quantità di cose urgenti di cui dovermi occupare», aveva twittato il 30 ottobre scorso. Inutile ricordare che il primario del Sacco aveva resistito 4 giorni a partire dal 2 novembre: il 6 stava già pontificando sull’emergenza Covid a Milano.

Cristina Gauri

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