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Condanne per i baby teppisti della “Gang 88”, 25 anni in sei: cinque sono nordafricani

by Cristina Gauri
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brescia

Roma, 25 feb — Venticinque anni di galera in sei: sono un italiano e cinque nordafricani, oggi ventenni, i membri della baby gang multietnica Gang 88 condannati ieri dal tribunale dal tribunale di Brescia. Le pene in primo grado vanno da tre anni e due mesi a cinque anni. Novanta giorni conoscere per le motivazioni della sentenza. Lo riferisce Il Giorno.

Sei condanne per la Gang 88

Secondo il gip — che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 ragazzi, alcuni dei quali minorenni — la gang, che si era guadagnata gli «onori» della cronaca per la mole di rapine e pestaggi ai danni di studenti di Brescia e provincia, aveva «un elevato grado di aggressività da violenza spesso gratuita e aggravato e dall’uso di armi da taglio nonché dalla stabile propensione alla commissione di delitti di gruppo». I reati contestati ai componenti della Gang 88, al centro di un fascicolo d’indagine aperto nel 2019, erano associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la persona e il patrimonio, in particolare lesioni, furti e rapine, nonché reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e di porto di oggetti atti a offendere.

Il giudice ha condannato a 5 anni e 20 giorni Hamidou Niaone, a 5 anni Bilel Salah, a 4 anni 9 mesi e 20 giorni Assane Bara (ritenuto il capo della Gang 88), a 3 anni e 10 mesi Ismaele Alaoui, a 3 anni e due mesi Simone Martello e a 3 anni e due mesi e 20 giorni Omar Dorhi.

Come agivano

I componenti della banda, composta quasi esclusivamente da quegli «italiani di seconda generazione» accomunati dall’invidia sociale e dal disprezzo per il Paese ospitante e per gli italiani stessi, erano soliti dare sfoggio dei bottini di furti e rapine pubblicando fotografie e video nelle storie Instagram e TikTok. Collanine d’oro, cellulari costosi, orologi e altri oggetti di valore sottratti con le minacce e la violenza finivano nelle storie social accompagnati dalle armi con cui erano compiute le estorsioni e la droga che molti di loro erano soliti spacciare.

Sempre attraverso le piattaforme la Gang 88 manteneva i contatti con gli acquirenti a cui venivano cedute le dosi di stupefacente. Le rapine avvenivano quasi sempre all’uscita delle scuole, o nei pressi delle fermate dei mezzi pubblici, o fuori dai centri commerciali, in generale in tutti i luoghi frequentati da coetanei. Il modus operandi era sempre il medesimo: a gruppetti di tre o più si avvicinavano alla vittima e sotto minaccia di un coltello costringevano il malcapitato a consegnare gli averi.

Cristina Gauri

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1 commento

Boh boh 25 Febbraio 2023 - 11:51

Ma perché si chiamavano Gang 88? Ahahaha

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