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1533997-reazioni_d_JPGMilano, 10 feb – Nella Giornata del Ricordo dei morti italiani nelle Foibe e dell’esilio dalle terre d’Istria e Dalmazia non tutti i rappresentati istituzionali si sono sentiti in dovere di partecipare al cordoglio nazionale.

Giunge notizia, infatti, che il consigliere della regione Lombardia Onorio Rosati (PD) non ha partecipato alla commemorazione che si è tenuta questa mattina in sala consigliare sostenendo che la questione delle foibe è “storicamente molto controversa e molto divisiva all’interno del nostro Paese” e “fortemente strumentalizzata dalla destra italiana neofascista”; motivi sufficienti, a suo dire, per fargli disertare la cerimonia.

L’atteggiamento del consigliere suona stonato nella giornata odierna, stante anche le parole del Capo dello Stato che parla di “aver sanato una ferita profonda” riferendosi alla cerimonia avvenuta oggi a Montecitorio, ma evidentemente non tutti si sentono in dovere di lenire certe ferite, anzi, spesso e volentieri mantenendo un atteggiamento che quasi sconfina nel revisionismo risultando pertanto denigratorio, sembrano voler riaprire certe ferite.

La dichiarazione di Onorati su facebook
La dichiarazione di Rosati su facebook

Ma Rosati non è l’unico, purtroppo, che nella giornata di oggi si è sentito in dovere di prendere le distanze da questa ricorrenza che, sulla carta, dovrebbe essere entrata nella memoria condivisa del nostro popolo, e quindi contribuire a formarne il carattere nazionale. Oltre al sindaco di Milano Pisapia, che continua ad avere un atteggiamento quantomeno ambiguo nei riguardi di questa giornata, considerando anche la sua presa di posizione totalmente ostile quando si dovette votare sulla sua istituzione, spicca anche, per idiozia e ignoranza, la dichiarazione di un consigliere comunale di Orvieto in area SEL che sostiene: “Con la giornata del 10 febbraio si istituzionalizza la mitologia di una popolazione italiana cacciata dalla sua terra, quando in realtà i territori dell’Istria e della Dalmazia, che con la Prima Guerra Mondiale l’Italia aveva occupato militarmente, non erano mai stati abitati da popolazioni italiane, se non in minima parte”.

Tralasciando l’evidente distorsione storica a fini politici risulta molto di cattivo gusto sostenere che l’esilio ed il genocidio perpetrato contro la popolazione italiana (e non solo, dato che chiunque si opponesse al regime di Tito finiva nelle cavità carsiche legato col filo spinato) sia una “mitologia“.

A Trento, addirittura, dopo la commemorazione alcuni attivisti del Centro Sociale Bruno hanno sfondato il cordone delle forze dell’ordine, cercando lo scontro con i militanti di CasaPound che avevano appena ricordato gli italiani trucidati. Contatto che è stato evitato da una carica dei carabinieri. E poco dopo alcuni anarchici hanno lanciato tre bombe carta, senza fortunatamente colpire nessuno. Anche in questo caso, una carica delle forze dell’ordine ha rintuzzato l’attacco.

Il sospetto (che forse è più di un sospetto), stante la ripetizione ogni anno in occasione di questa giornata di tale fenomenologia “sinistra”, è che una certa parte politica, con le sue varie sfumature, faccia fatica a digerire certe verità storiche e che quando occupa posizioni istituzionali debba ingoiare una sorta di rospo che preferirebbe sputare, e talvolta, come in questi casi, non si fa problemi a farlo.

Se questa è la via della riconciliazione, come anche auspicato dalla stessa Presidente della Camera Boldrini quando ammette la colpevolezza della cortina di silenzio imposto sul dramma delle foibe, siamo ben lontani dal vedere il giorno in cui verranno finalmente ammesse le responsabilità politiche di tale genocidio.

 

Paolo Mauri

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